Per Azienda Ospedaliera e Sant’Anna il piano prevede 7 mila degenze in meno l’anno. Dall’autunno si intensificheranno le iniziative per contrastare il fenomeno delle liste d’attesa e migliorare la qualità
Ferrara, 8 agosto 2008 - Il Sant’Anna lima, l’Azienda Usl frena: non è da oggi che, nella sanità pubblica, la parola d’ordine è quella del risparmio. Ma dai prossimi mesi l’imperativo sarà categorico: "Ci attende un 2009 molto complicato — esordisce il direttore generale dell’Azienda Usl Fosco Foglietta —: partiamo solo da un dato, quello relativo al fondo sanitario nazionale che per il prossimo anno prima stimava un incremento del 3,5% ed ora potrebbe attestarsi all’1,5%". In pratica, sotto l’incremento del tasso di inflazione programmata, "ed abbondantemente sotto il livello dei rincari dei costi normali per un’azienda come la nostra — incalza il manager di via Cassoli —: ma ragionando in... soldoni, significa che nelle nostre casse, invece che 33-34 milioni di euro attesi e benedetti, ne arriveranno nella migliore delle ipotesi poco più di 10". Ed iniziare il 2009 con un deficit di oltre 20 milioni di euro "sarebbe drammatico dopo i sacrifici, i tagli e le acrobazie compiute negli ultimi due anni per ridurre il disavanzo che oscillava a 58 milioni di euro".
Stringere i cordoni della borsa, anche in modo doloroso, ha dato i propri frutti: "Alla fine di quest’anno il deficit concordato con la Regione sarà chiuso a soli 3 milioni di euro — sorride Foglietta —, è evidente però che si aprono subito prospettive fosche, se l’aumento del fondo sanitario nazionale dovesse essere realmente quello ipotizzato ora". In via Cassoli comunque si è pronti a definire nuove strategie; non solo sul fronte più propriamente finanziario, ma anche per l’altra ‘emergenza’ avvertita dalla collettività, ovvero le liste d’attesa in qualche caso drammatiche. "La Regione ha previsto, per il biennio 2008-2009, l’accantonamento di risorse specifiche per fronteggiare questo fenomeno — prosegue il direttore dell’Azienda Usl —, ma chiede programmi mirati". Ferrara, annuncia Foglietta, sarà la prima realtà "a presentare alla Regione, tra ottobre e novembre prossimi, questi ‘piani di produzione’ che permetteranno di aumentare l’offerta e l’appropriatezza dei servizi, agendo contemporaneamente sulla leva dei costi".
A chi teme altri interventi drastici per quanto riguarda le convenzioni o le prestazioni, Foglietta in realtà rilancia con la prospettiva «di percorsi facilitati per varie attività, tra cui per esempio la possibilità per migliaia di donne che effettuano la mammografia in modo sistematico, anche al di fuori delle campagne di screening, di accedere direttamente a Radiologia senza passare attraverso il Cup". Ma il nodo dei costi, e la necessità di intervenire con azioni ‘choc’, non si attenua: ecco allora anche la necessità di ridurre il cosiddetto ‘tasso di ospedalizzazione’ "che rispetto alla media regionale resta superiore almeno del 10% — commenta Davide Fabbri, direttore sanitario dell’Azienda Ospedaliera —; nel recente passato Ferrara è sempre risultata la realtà più critica in regione, per peculiarità legate ad esempio all’incidenza della popolazione anziana. Ora Piacenza ci ha superato ma non si tratta, purtroppo, di un vanto...".
Anche perchè dall’assessorato regionale alla Sanità "l’obiettivo è di continuare a ridurre, nel prossimo triennio, questo dato relativo al ‘consumo’ di sanità pubblica o comunque convenzionata». In concreto, significa tagliare secondo le stime che rimbalzano dal Sant’Anna all’Azienda Usl almeno 7 mila ricoveri l’anno: "Non vuol dire lasciare la gente in mezzo alla strada o sbarrare le porte degli ospedali — commenta Fabbri —; si tratta invece di limitare gli accessi impropri, a partire dal Pronto Soccorso attraverso il quale l’afflusso verso i reparti di degenza è decisamente sopra la media".
Ma significa anche lavorare sulle patologie per spostare (o meglio ‘shiftare’ come si dice in gergo) gi interventi: "In passato per la cataratta era normale il ricovero ordinario, ora limitato solo ai cardiopatici e casi ben specifici — conclude Fabbri —; la prospettiva, laddove ovviamente possibile, sarà quella di sviluppare e qualificare le attività ambulatoriali per ridurre anche i ricoveri in ‘day hospital’ che rientrano anch’essi nel conteggio totale".
di Stefano Lolli
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