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IL PERSONAGGIO

Di Tora ha riscritto il copione

Alle Olimpiadi di Pechino doveva fare la comparsa: torna con record e finalissima. Sorpresa: "Non pensavo di abbassare così il tempo: ad Atene sarebbe valso l'oro"

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Mirco Di Tora con le mascotte olimpiche Ferrara, 23 agosto 2008 - ZAINO IN SPALLA Usa pieno di ‘souvenir’ made in Pechino contenente le mascotte dei Giochi Olimpici, la cuffia di Peirsol e un pc portatile stracolmo di fotografie. Mirco Di Tora non ha disatteso le nostre aspettative, sorridente e disinvolto come non mai, si è presentato in redazione carico, oltre che di oggetti, anche di forti emozioni e di curiosità che ci ha voluto raccontare.
Ai Giochi Olimpici si è trasformato da comparsa in protagonista, raggiungendo la semifinale dei 100 dorso, ha quindi siglato il nuovo primato italiano di 54.05 e ha poi disputato la finale 4x100 misti, a fianco dei migliori nuotatori del mondo. Meglio di così per il dorsista di Ferrara più forte d’Italia non poteva andare, come lui stesso ci ha spiegato.
«Non mi aspettavo di ottenere tali risultati, certo sapevo di poter migliorare il record italiano ma non pensavo di poter abbassare di così tanto il tempo, tempo che tra l’altro ad Atene 2004 avrebbe significato l’oro che andò all’americano Peirsol, primo anche a Pechino nei 100 dorso».
 

Come hai vissuto la staffetta con Terrin, Nalesso e Magnini che vi ha consentito di accedere ad una insperata finale che l’Italia non centrava da Montreal ’76?
«L’ho vissuta con molto agonismo, non a caso sono riuscito a siglare il nuovo primato italiano; ricordo che appena conclusa la frazione Nalesso e Magnini si sono congratulati con me per l’incredibile tempo, ed in effetti a metà della gara ero 14 centesimi sotto il record del mondo».
 

Alla fine della finale 4x100 misti hai stretto la mano a Phelps…
«Volevo congratularmi con lui a caldo, è incredibile quello che ha fatto, ha davvero riscritto la storia del nuoto, è stato un onore per me nuotare nella finale che gli ha consegnato l’ottavo oro».
 

A proposito del campione di Baltimora, in un’intervista ha dichiarato di seguire una dieta di 12 mila calorie al giorno, che prevede panini, uova, torte al cioccolato, mezzo chilo di pasta e molto altro ancora, cosa ne pensi?
Mi sembra impossibile, una persona normale consuma circa duemila calorie, un atleta può arrivare a cinquemila. Personalmente in questi giorni ‘pechinesi’a colazione mangiavo due muffin al cioccolato più un ice-coffee, a pranzo e a cena carboidrati e proteine con l’immancabile trancio di pizza, e qualche volta hamburger e patatine fritte, ma non arrivavo certo a tutte quelle calorie».
 

Parliamo ora del Villaggio Olimpico, ce lo puoi descrivere?
«E’ enorme, credo possa ospitare 30 mila persone. All’interno puoi trovare di tutto, ristoranti di cucina asiatica, mediterranea, internazionale, fast food e poi una discoteca, quattro sale da giochi nelle quali vengono organizzati in continuazione tornei di ogni tipo».
 

Le tue giornate com’erano scandite?
«Considerandomi in vacanza - a differenza di altri atleti che facevano vita da clausura – ad eccezione del giorno prima e del giorno stesso della gara, andavo a letto tardi, mi alzavo tardi, mi allenavo e passavo ore a passeggiare per il villaggio perché volevo esplorarlo interamente e alla fine ce l’ho fatta!».
 

Quali sportivi famosi hai conosciuto?
Asafa Powell, Rafael Nadal, la nazionale di basket statunitense “Dream Team” e il ct della nazionale Casiraghi, solo per citarne alcuni.
 

Cosa ti ha colpito di più delle Olimpiadi?
La gratuità di ogni cosa, con il pass potevi mangiare e muoverti senza spendere nulla, un sogno. Mi ha poi colpito la perfezione con la quale la Cina ha adornato tutti gli ambienti, basti pensare che di notte centinaia di giardinieri sostituivano i fiori appassiti per farli apparire sempre freschi. E lo stadio del nuoto, sembrava costantemente strapieno ma così non era, c’erano le comparse cinesi pronte ad occupare i posti vuoti».
 

Con chi ti sei trovato meglio della nazionale di nuoto?
«Con Nicolò Beni, delfinista fiorentino che divideva l’appartamento con me, e poi c’è il ranista Loris Facci che ha fatto la frazione a rana nella finale della staffetta al posto di Terrin, e i veterani Rosolino e Brembilla, che mi hanno preso in simpatia sin da subito».
 

C’è stato un momento difficile?
«Qualche giorno prima delle gare provando una partenza mi sono venuti i crampi a entrambi i polpacci, ma per fortuna è stato passeggero, dopo tante ore di volo era normale. Per il resto è andato tutto benissimo, sin dalla prima volta quando sceso in acqua ho siglato il record italiano».
 

Hai un mito sportivo?
«Il dorsista americano Aaron Peirsol per la persona che ha dimostrato di essere al di là dello sport: è simpatico, affabile e alla mano».
 

A breve ti aspettano le vacanze alle Hawaii e negli Stati Uniti, quando tornerai ricomincerai subito ad allenarti?
«Inizierò solo a fine settembre ed esordirò credo con una gara e dopo tre settimane di stop mi sembrerà di non saper più nuotare».
 

Quali impegni importanti ti aspettano?
«Prima di tutto i mondiali di Roma nel 2009, e poi guardando più in là, diciamo che si riapre un quadriennio volto ai Giochi di Londra 2012 che si traduce anche in un ricambio generazionale per cui io mi ritroverò, se tutto va bene, tra i veterani del gruppo».


 

di IRENE RIGHETTI










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