Tra recinzioni divelte e allagamenti vivono gli irregolari. Nell'area di via Gandini spuntano tre marocchini: "Non abbiamo casa, qui è disponibile"
Ferrra, 5 settembre 2008 - SCALE antincendio all’angolo tra le vie Gandini e Tassoni, secondo piano di uno dei tanti edifici del Palazzo degli Specchi. La porta blindata non è più blindata: una testa di capelli neri, furtiva, spunta fuori. Poi si ritrae, all’istante: scene di ordinario degrado nella cittadella abbandonata. «Vigilanza armata», avverte arcigno un cartello. «L’area è sottoposta a sorveglianza», dice un altro. In realtà le transenne e le recizioni sono aperte in più punti. Esempio in via Tassoni: non serve scavalcare, qualcuno ha già aperto l’ingresso. Siamo nella parte verso via Balboni e via Quasimodo. L’edificio è uno di quelli più degradati: degli specchi, nella facciata posteriore, è rimasta solo l’idea. All’interno — il portone aveva un catenaccio, è stato divelto — ci sono i residui di una cena. Una sportina del supermercato, una bottiglia rotta. Nella parte superiore si sente il rumore dei passi: non serve un approfondimento per capire che l’«ospite» non è un gatto.
STESSO discorso per la parte opposta del complesso, quella più grande e composita. Sempre su via Tassoni (ma verso via Loli Piccolomini, non verso via Beethoven) si apre un varco incredibile verso il Palazzo degli Specchi. Due passi, e si entra in un hotel: sulla destra, dietro la porta di ferro dentro cui probabilmente avrebbe dovuto funzionare una caldaia, c’è subito un giaciglio neanche troppo improvvisato. Sulla sinistra, dove si apre una rampa di scale, ci sono tre maghrebini adagiati su due materassi. L’aria all’inizio non è amichevole. Poi il tono cambia: «Tu dormire qui?». No. «Io non ho una casa», dice uno del trio, l’unico che parla in italiano. Il finale della frase è semplice: io non ho una casa, quindi sto qui. Hanno una bottiglia di vino, una sporta con del pane secco. I tre invisibili sono dietro l’angolo, a dieci metri appena dalla strada. Dentro le torri più grandi, poi, regnano i piccioni. Cenere (forse residuo dei fuochi invernali), materassi e tracce di vita sono anche qui (a sorpresa c’è una bottiglia di Vermentino di Sardegna). Il resto è allagato: il garage fa molto Venezia, solo che al posto delle gondole ci sono topi, cocci di bottiglia e liquami non meglio identificati.
di VALERIO BARONCINI
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