Il prato dello stadio rovina la domenica. Al 19esimo del primo tempo sul risultato di 0-0 distorsione alla caviglia per Doveri: dopo 7 minuti di stop si riprende per poco ed è finita
Ferrara, 15 settembre 2008 - NON c’è stata partita, e non perchè la «corazzata» del torrone sia stata troppo superiore. Non c’è stata partita perchè, giusto il tempo che le squadre si assaggiassero, e si è azzoppato l’arbitro. Il romano Daniele Doveri, evitando scenate teatrali, al 19’ del primo tempo ha fermato il gioco richiamando su di sè l’attenzione dei sanitari ai bordi del campo. Aveva infilato il piede sinistro in una buca dell’irriconoscibile prato del «Mazza» riportando una distorsione. Il gioco è rimasto fermo per sette minuti meno pochi secondi: è entrata in campo una barella, ma solo per non far sedere l’arbitro sull’erba fradicia, mentre la caviglia veniva medicata dalla dottoressa della Spal Raffaella Giagnorio e dai due staff.
Al 26’ tutto sembrava pronto per riprendere l’incontro, dopo che i calciatori delle due squadre per mantenersi «caldi» avevano corso e palleggiato a lungo. Doveri ha fatto giocare un altro minuto soltanto e ha mandato tutti a casa. Si recupererà di mercoledì in notturna, il 24 settembre o il 1° ottobre.
Diverse sono le considerazioni che la singolare sospensione solleva. Da un lato si dovrebbe rimarcare come l’assenza del quarto uomo in Lega Pro (se non nei play, off e out) esponga a rischi di questo genere. Dall’altro si potrebbe parlare anche di leggerezza dell’arbitro, che come molti giocatori di entrambe le squadre hanno testimoniato, aveva scarpe non adatte a un campo pesante.
Ma il vero dato saliente che questo insolito ma non inedito inconveniente (era già capitato in occasione di uno Spal-Saronno del 1990) solleva, riguarda le condizioni del prato del «Paolo Mazza», davvero penose. D’accordo, sabato è scesa molta pioggia: ma il diluvio non basta a spiegare il come e il perchè quello che un tempo fu un biliardo sia ridotto a buche e sabbia tra macchie di verde. La dirigenza ha elencato le cause del problema: l’innalzamento in sola rena fatto negli anni Novanta, che il prato sconta oggi in forma di sabbie mobili. Ed è un fatto che a molti giocatori mancasse proprio il piede d’appoggio al momento di scattare: non avevano terreno duro sotto i piedi e faticavano a partire.
Occorre però aggiungere due cose, per essere sinceri fino in fondo. Primo: quest’anno il campo era conciato a vista assai peggio rispetto alle ultime stagioni, già dal primo giorno in cui venne calcato per l’amichevole Spal-Modena. Secondo: se il numero di partite in un anno, Coppa inclusa. aumenta da 20 a 40 con rarissime domeniche di riposo, come è avvenuto per la concessione del «Mazza» alla neoprofessionistica Giacomense, la situazione non potrà migliorare.
Peraltro, sono solo annotazioni. Nessuno si sogna di sfrattare la Giacomense, che dal canto suo domenica prossima troverà le stesse brutte condizioni di ieri a proprio detrimento. L’unica è che le due società si accordino per trovare una soluzione «in corsa» al problema, andando a un rifacimento radicale la prossima estate. Fortunatamente entrambe le dirigenze sono responsabili, e infatti ieri è spuntato il discorso di un accordo in dirittura per rifare tutto a spese delle due società (e probabilmente anche del Comune), per un costo di 150mila euro. E da martedì una società specializzata lombarda provvederà all’emergenza di qui a giugno.
Della partita che non si è giocata c’è ben poco da raccontare. Dolcetti aveva presentato una Spal con 4-3-3 «vero», ossia con le due ali Bracaletti (a destra) e Martucci a fare corona ad Arma, centravanti prescelto. In difesa debuttava Cabeccia sulla mancina in vece di Mauro Bianchi. La Cremonese era nella formazione annunciata con Guidetti in panchina. La squadra di Iaconi ha iniziato in modo autoritario, ma la Spal al momento dell’interruzione stava venendo fuori ed era riuscita a lanciare sulle estreme una volta un ben disposto Bracaletti e l’altra Martucci, concludendo a lato subito prima dello stop con Arma. Gli ospiti dal canto loro ci avevano provato su angolo con Viali alzando la mira (10’). Priva di grosse emozioni fino a lì, la partita stava crescendo e prometteva bene a dispetto delle condizioni del campo. Ma è stata costretta a rimanere alle promesse.
di MAURO MALAGUTI
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