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I SINDACATI CONTRO IL MAESTRO UNICO

Scuola è subito caos: "A rischio 180 classi e 365 docenti"

Volantinaggi e proteste ieri davanti alle elementari: "Così non si andrà avanti". Il conto: "Oltre a ritornare indietro di 20 anni sarà tagliato un terzo dei posti di lavoro"

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Volantinaggio a scuola Ferrara, 16 settembre 2008 - SUONA come una minaccia, di sicuro è una promessa: «Dopo un’estate rovente avremo un autunno caldo». I sindacati salgono sui banchi della polemica e si scagliano contro l’introduzione del maestro unico: quella figura tanto amata fino a vent’anni fa, quella che ti teneva tutto il giorno — odio o amore garantiti — in aula, quella ‘saltato’ nel 1990 e sostituita con un tris di insegnanti. «Ma cos’è, vogliamo tornare indietro di vent’anni? — s’interroga Maria Cristina Vendra, Cisl scuola, insieme ai colleghi della Cgil Fausto Chiarioni e della Uil Filippo Burgio —. Siamo in mobilitazione perché sulla reintroduzione di questa figura non esiste una valutazione pedagogico-didattica ma solo un ragionamento di tagli di spesa». E dagli coi volantini, e con le proteste, e le assemblee, e la possibilità — si vocifera fra meno di un mese — di uno sciopero.
 

IL COPIONE è quello della prima giornata di scuola e della (non sicuramente) prima giornata di polemiche del mondo che la scuola la plasma (insegnanti e personale Ata) e la sorveglia (sindacati). Decine i manifestanti davanti a circoli didattici e scuole per distribuire i fogli anti-Gelmini: «Non torniamo indietro e non operiamo con l’accetto — ripete come un mantra Burgio —, il nostro settore è uno dei migliori. Se di deve aumentare ancora la qualità noi ci stiamo. Ma perché si deve operare in maniera punitiva? Non ha senso». Al di là dei discorsi in ‘sindacalese’, sono i numeri a parlare. Sempre per le scuole primarie, s’intende. «Noi abbiamo 489 classi a tempo normal e 180 a tempo pieno, per un totale di 669 classi —. Dal punto di vista occupazionale abbiamo 1.034 posti nell’organico di fatto. Se pensiamo che un insegnante lavora 24 ore a settimana, che con i moduli le ore di lezione sono tra le 27 e le 30 e con il tempo pieno sono 40, non bisogna essere dei geni della matematica per capire che col maestro unico ci sarà, oltre a un taglio di personale, anche orario. Abbiamo calcolato che verranno men 365 insegnanti, dunque saranno diminuiti di un terzo i posto di lavoro alle elementari». Chiarioni ha in mente una sola parola per definire il piano: «Massacro».
 

C’E’ DA DIRE che però i conti devono quadrare e in qualche modo bisogna risparmiare? E allora come si fa? «Questo non è risparmio, è distruggere la scuola statale, demolirla e avviarsi verso una scuola privata — dicono i sindacalisti imbizzarriti —. Chi lo spiegherà alle famiglie che il prossimo anno non ci sarà più il tempo pieno?». L’interrogativo è forte, rimbomba e ricade nel vuoto. Chi lo spiegherà? In provincia di Ferrara sono 3.552 gli alunni iscritti al tempo pieno. Numeri mica da ridere: in alcune realtà il tempo piene assorbe la quasi totalità dei ragazzi. Ad Argenta sono 719 i bimbi che frequentano il tempo pieno contro i 103 del normale: una evidente scelta pedagogica, che però l’anno prossimo rischia la morte. Stesso discorso a Portomaggiore, dove gli studenti del tempo pieno sono 434 contro i 127 del normale. E nel Centese, distretto storicamente ricco di attività imprenditoriali e occupazione al femminile, sono stati 611 i ragazzini iscritti al tempo pieno contro i 307 del normale. Stesso discorso a Ostellato (262 contro 215) mentre a Comacchio, Renazzo, Costa e Manzoni il tempo pieno non c’è.
 

MA I PROBLEMI non sono solo a lungo termine. «Ormai è ufficiale: mancano gli insegnanti dei centri di formazione permanente (scuole per adulti e stranieri a Cento, Codigoro e Copparo, ndr) anche se avevamo diverse iscrizioni, mancano due insegnanti di strumento musicale e il posto per il corso Nomadi», dicono dalla ‘triplice’. Traballante era anche il corso di lingua inglese in molte scuole, un corso ordinamentale e che dunque per legge deve esistere: «Mancavano sette posti, ora con movimenti vari ne mancherebbe solo uno e mezzo — dicono — ma in realtà insegnanti che avrebbero dovuto avere solo 7 classi ora sono ‘spalmati’ su 11. Insomma, un vero caos».

 

di VALERIO BARONCINI










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