Foglietta: "Una malata avrà la visita nel 2011? La verità è che l'esame non serve". Il fenomeno: "Siamo l'azienda che ha fatto di più per ridurre i tempi. Molte accuse fittizie"
Ferrara, 17 settembre 2008 - MENTRE FOSCO Foglietta siede alla scrivania di manager dell’Azienda Usl, c’è una donna malata e anziana costretta ad attendere sino al 2011 per una densitometria ossea. La stessa prestazione, a pagamento, si effettua in dieci giorni. Il caso, denunciato nei giorni scorsi dal ‘Resto del Carlino’, è il sintomo di inefficienza?
«La vicenda fa clamore politicamente ed è certamente fonte di disappunto per la famiglia coinvolta. Ma perchè nessuno ha spiegato a quella signora che nel suo caso la densitometria ossea non serve a nulla, che non andava prescritta? Non ribalto la responsabilità su medici di base o specialisti, ma il ‘caos’ delle liste d’attesa come qualcuno insiste a definirlo, nasce di qui, anche dall’appropriatezza della richiesta di prestazioni».
Perchè dice che quell’esame non serve?
«Non lo dico io, ma protocolli sanitari e circolari applicative. C’è una disposizione della Regione che stabilisce ad esempio che può non essere garantita fino a 24 mesi dalla richiesta. L’esame non rientra poi nei ‘livelli essenziali assistenziali’: eppure noi lo effettiamo, a pagamento sì ma ad un costo, 80 euro, che è poco più del ticket. Perciò non sopporto più che un comportamento ragionevole del nostro sistema si trasformi nella prova dello sfascio, dello sbando».
Il capogruppo di An, provocatoriamente, propone di farle attendere lo stipendio lo stesso tempo in cui molti pazienti aspettano una visita.
«Mi permetto un ultimo sfogo personale: lavoro 53 ore la settimana, Brandani in banca ci sta lo stesso numero di ore? Ed il mio stipendio, negli ultimi anni, è stato decurtato del 20%. Mangio lo stesso, per carità. Ma perchè anche Brandani, che evidentemente è più responsabile politicamente di me, non accetta lo stesso taglio? E’ organico al nuovo governo, se chiede lo accontenteranno sicuramente».
Restiamo ai tempi d’attesa.
«Ci arrivavo, non volevo solo polemizzare. L’Asl di Ferrara funziona: il 90% circa dei nostri utenti ha ottenuto la prestazione nei tempi previsti».
Domanda maliziosa, basta prevederli con una ‘forbice’ ampia.
«No, oltre alle disposizioni molto severe della Regione, che su questi parametri vincola poi l’erogazione delle risorse, ho introdotto il cosiddetto ‘valore di performance’, ovvero l’analisi di chi riceve l’appuntamento e la prestazione entro 30-60 giorni».
E com’è questa performance?
«Eccellente per quasi tutte le specialità monitorate. Per le visite cardiologiche e la chirurgia generale, ad esempio, per endocrinologia e riabilitazione, tutto bene. Diabetologia è a livelli record, oncologia e otorinolaringoiatria sono ottime».
Alt, non mi dipinga un quadro idilliaco.
«Ci arrivavo: esistono anche punti di sofferenza. Magari contingenti, come per geriatria: fatichiamo a sostituire il personale andato in maternità. Gastroenterologia è appena appena in linea con i parametri fissati, per ortopedia e neurologia abbiamo incrementato l’offerta: idem per chirurgia vascolare, ma in questo caso le difficoltà permangono. Si sono allungati i tempi per pneumologia, a seguito però della nostra decisione di attuare controlli a tappeto sull’appropriatezza di alcune prescrizioni».
Che significa?
«Posso dirle che l’ossigenoterapia è un bel business, e mi fermo qui».
Sistema dunque promosso a pieni voti, dal suo punto di vista.
«No, da quello della Regione. Nel 2008 siamo l’azienda che ha fatto di più, in Emilia Romagna, per contrastare il fenomeno delle liste d’attesa. E saremo anche l’unica Asl che presenterà, in ottobre, un minuzioso piano di produzione della specialistica e potrà, in conseguenza di ciò, accedere agli specifici fondi accantonati dalla Regione. Parliamo complessivamente di 10 milioni di euro, non di briciole».
di STEFANO LOLLI
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