Parla la moglie: "Sono distrutta, mio marito non aveva nemici". Sgomento: "Sono sotto choc, è stata una sorpresa, una cosa davvero terribile"
Ferrara, 23 settembre 2008 - I CUBI di cemento di via della Sirena sono addormentati. Moloch fermi nel meriggio, mentre una lama sottile di sole s’infiltra fra le finestre e da lassù, da quella casa da dove abitava da poco più di un anno col marito Gian Paolo Botto, parla Giampaola Sgarzi, per tutti Nadia. In basso, a pochi metri dal citofono, resta il sangue del marito: la traccia evidente dell’agguato tremendo in cui uno sconosciuto incappucciato, dopo essersi nascosto nel garage di casa, ha esploso due colpi di fucile da distanza ravvicinata. Due-tre metri, e i pallini sono esplosi in una rosa di dolore: ieri Botto, che è ricoverato nel reparto di urologia, è stato nuovamente operato. La prognosi resta sempre riservata.
«SONO DISTRUTTA, non ho ancora dormito, davvero, sono stremata», dice Giampaola con la voce sottile, spezzata dal dolore ma ferma. E se il discorso torna a quella notte, undici minuti dopo le 24 di sabato, lo sgomento esce a fiotti: «E’ stata una cosa incredibile. Una sorpresa, la definirei così. Ma una sorpresa terribile», dice la Sgarzi. E lei non ha potuto vedere bene cosa stesse accadendo al marito: era rimasta in macchina, un po’ più su. «Un lampo, ho sentito due colpi all’improvviso: una cosa inattesa, incredibile, assurda», dice la moglie di Gian Paolo Botto, 65 anni.
UNA TESTIMONIANZA — compresa quella sulla «fuga di un uomo incappucciato che si era nascosto nella rimessa e che ha poi esploso i colpi» — che finiranno dritti nel fascicolo aperto dal pubblico ministero Mariaemanuela Guerra. Giampaola ha visto il marito risalire pian piano la rampa del garage: sangue sulle gambe, il viso sconvolto dal dolore. Una scena terribile: «E’ stato uno choc, adesso voglio solo stare tranquilla, vogliamo solo stare un pochino riposati, mio marito è ancora in ospedale, lo stanno ancora operando», è il grido di dolore che esce da casa Botto.
IN VIA della Sirena i Botto si riposavano dopo anni di lavoro. prima avevano gestito la trattoria dal Nonno a Casaglia, che ora è passata alla figlia Monica. E in passato Gian Paolo aveva anche avuto un bar in Saraceno. E’ su questi dettagli che stanno lavorando gli inquirenti. E su questi dettagli cosa dice la moglie della vittima del macabro agguato? «Dico che mio marito non aveva nemici e anche per quanto riguarda l’attività professionale da tempo la seguiva nostra figlia — racconta —. Non riesco a capire cosa sia accaduto e perché. Non riesco a credere in un agguato o qualcosa del genere. Mio marito era una persona tranquilla». La conversazione s’interrompe, e il citofono di via della Sirena torna muto.
MA NEL CONDOMINIO — un grumo di case popolari e gente umile, che quotidianamente deve fare i conti con gli sbandati — l’eco dell’agguato rimbomba ancora. «Botto era una persona a posto, uno tranquillo — dice una vicina di casa —. Non capiamo cosa possa essere accaduto».
Nei dettagli i famigliari non vogliono andare: ma è chiaro che gli agenti si stanno focalizzando sul passato del 65enne e sulla sua attività professionale. Verranno passati al setaccio i bilanci delle società. Ma da casa Botto la risposta è una sola: «Gian Paolo era ed è una bravissima persona, non aveva nemici». E la sua fedina penale, immacolata, lo racconta.
di VALERIO BARONCINI
Torna dopo il successo dello scorso anno il festival dedicato al giornalismo e all’informazione globale. Evento di punta sarà l’intervista al famoso linguista e filosofo americano, collegato a Ferrara in videoconferenza da Boston, il 3 ottobre