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OMBRE SULL'ECONOMIA

L'impresa riparte: "Ma sarà un autunno nero"

Quasi triplicate le ore di cassa integrazione rispetto al 2007. La Cgil: "Occupazione a rischio". Allo specchio: "Iniziamo ad avere paura. I nostri dati sono i peggiori in tutta la regione"

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Alcuni lavoratori in fabbrica Ferrara, 24 settembre 2008 - D’ALTRONDE il messaggio — vacche magre per l’economia, e nel territorio ferrarese siamo a rischio anoressia — è passato da tempo. E il ministro Giulio Tremonti l’ha ribadito facendo i conti con la storia: «Siamo di fronte a un nuovo ’29». Ma i numeri del primo semestre 2008 hanno un effetto quasi criminale: c’è da pensare al suicidio, guardando le ore di cassa integrazione. Nel 2007 erano, in totale, appena oltre quota 60mila (sia per la cassa ordinaria sia per la straordinaria); adesso siamo a 247 e 204mila. Praticamente un disastro. Da sola, Ferrara, dà quasi un terzo delle ore di ‘cassa’ di tutta la regione. Dove chiaramente le altre province hanno un’altra velocità.

IL BILANCIO 2007
Pensare che il 2007 non era andato mica male, anzi. E proprio per questo le speranze erano buone per il 2008. La Camera di Commercio ha appena pubblicato il corposo dossier ‘Informazioni statistiche ed economiche della provincia di Ferrara’. «Complessivamente il 27% del valore aggiunto prodotto nella nostra provincia viene dal settore industriale (20% dall’industria manifatturiera) — si legge nel rapporto — e gli occupati nel settore sono stati mediamente 52mila persone (40mila dei quali operanti nella trasformazione industriale, e 12mila circa nel settore edilizio-costruzioni), che rappresentano il 32,2% dell’intera occupazione provinciale. Inoltre il territorio ferrarese si ripropone come destinatario della rilocalizzazione di attività produttive dalle zone di insediamento manifatturiero della via Emilia, oltre che da alcune aree del Nord Est». Dagli anni Novanta si è assistito a un progressivo riequilibrio territoriale dello sviluppo manifatturiero, con il consolidamento del polo industriale Sipro del Basso ferrarese a San Giovanni di Ostellato che, da area depressa, ha accentuato la sua capacità attrattiva. «Contestualmente il distretto centese, nonostante i problemi infrastrutturali, ha mantenuto intatta la propria vitalità imprenditoriale. La città di Ferrara, infine, pur tra le inevitabili ripercussioni di scenari mondiali talvolta inquietanti per il settore, ha confermato il ruolo del proprio polo chimico, diversificandone produzioni e assetti societari, molto spesso esteri». E fin qui tutto bene. Ma nel 2008 allora cosa sta accadendo? Le ore di cassa integrazione erano in linea con la media regionale.

SCENARI INQUIETANTI
«La situazione è grave, è preoccupante, in particolare per la tenuta occupazionale del nostro territorio», è la sintesi di Manuela Fantoni, segretaria della Cgil. E francamente c’è da crederle: «Le ore di cassa integrazione sono aumentate a dismisura. Abbiamo avuto una grossa crisi industriale. Ma anche nel settore edile stiamo facendo fatica. Ci sono già i primi cantieri chiusi». Basta dare un’occhiata settore per settore (vedi tabelle e dati in pagina) per capire che qualcosa non va. Facciamo un esempio. Il chimico va malissimo. Nel 2007 erano state soltanto 152 le ore di cassa integrazione ordinaria a cui si era fatto ricorso (parliamo del semestre gennaio-giugno). Beh, ora sono salite — secondo i dati dell’osservatorio della Cgil nazionale — a quota 9.239.

LA NOVITA’
Non c’è solo un’emergenza industriale tout court. Ce n’è anche una artigianale. Le prestazioni a sostegno del reddito (parliamo quindi sia di cassa integrazione che di sospensioni) sono schizzate alle stelle: dalle 29.515 ore del 2007 si è arrivati alle 49.275, con una variazione di 62 punti percentuali. La media regionale è invece decisamente più bassa, con un aumento sì, ma del 31,94%. E se vogliamo continuare il gioco delle comparazioni, facciamolo con le ore di cassa integrazione nell’industria. Solo a Piacenza c’è un aumento maggiore di cassa integrazione ordinaria (quasi l’800%) ma va anche detto che il numero totale di ore è di 66.309 contro le oltre 240mila del Ferrarese. Per il resto, prendiamo ad esempio il meccanico, il settore va male un po’ in tutte le province ma solo da noi il valore è aumentato di sei volte. La parola più truce — recessione — può essere scomodata, perché è chiaro che la tendenza si rifletterà anche sui consumi. Perché Ferrara non pare davvero una città dell’Emilia-Romagna su questo fronte. Carrellata sulla cassa integrazione ordinaria: a Bologna -17,9%, a Forlì -4,57%, a Modena +60%, a Parma -47%, a Ravenna -21%, a Reggio -38% e a Rimini -42%. Da noi? Lo spaventoso +297%. Ergo? Ore triplicate. E se questo non è un dato completamente affidabile, di certo ci va molto, molto vicino.

LA SPERANZA
Non c’è molto da essere allegri. Ma il numero di imprese comunque non è in discesa così forte. Secondo i dati del Sole 24 ore con Infocamere, cala l’agricoltura (-2,4%) mentre crescono l’industria (+1,6%), il cooperativismo (+1,8%) e il credito (+3,9%), a fronte di un calo netto delle ditte di trasporti e spedizioni (-6,6%). La speranza è che a un aumento in termini assoluti delle imprese corrisponda anche un avanzamento di produttività e reddito.

 

di VALERIO BARONCINI










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