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RISTORATORI CINESI

"Noi acquistiamo solo prodotti italiani"

Dopo lo scandalo del latte contaminato. Gli operatori si difendono: "Sbagliato generalizzare. I controlli? Siamo abituati". Solo grappa e spaghetti di soia sono acquistati dalla madre patria cinese

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Negozi cinesi Ferrara, 25 settembre 2008 - COLPITI (seppur indirettamente) dallo «scandalo» del latte contaminato alla melamina e accusati di «vendere cibi di modesta qualità» nientemeno che dal presidente di Slow Food Carlo Petrini, che li ha addirittura sconsigliati agli italiani. Non è un bel momento per i ristoranti cinesi, che a Ferrara — come in tutta Italia — sono molti e piuttosto radicati nel tessuto commerciale.
 

Finiti nel mirino dei Nas e della guardia di finanza, che hanno annunciato controlli a tappeto e verifiche fiscali, ora si difendono con grinta e un pizzico d’orgoglio: «Non condivido affatto le dichiarazioni di Petrini — ribatte Jang Yiru, gentile titolare del ristorante ‘Shangai’ di via Putinati — anche perchè siamo in Italia da quasi trent’anni e non abbiamo mai avuto problemi. Quel signore dovrebbe sapere che la nostra carne e il nostro pesce sono acquistati in Italia da grossisti italiani. Le dirò di più: ci riforniamo dagli stessi grossisti cui si rivolgono i ristoratori italiani. Il nostro, per esempio, è Asca di Bologna, che dal 1974 è specializzato nella distribuzione agli operatori della ristorazione». Nessun prodotto Made in China? «Guardi, noi dalla Cina compriamo solo la grappa e gli spaghetti di soia e di riso, tramite un importatore di Milano...».
 

Chi non accetta generalizzazioni è Sandro Lin, titolare del ristorante Asia di viale Cavour: «Sappiamo che ci sono ristoranti cinesi che vendono cibi di bassa qualità ma non tutti sono così, è sbagliato generalizzare. Noi cerchiamo di rifornirci di prodotti di buona qualità cercando di mantenere un prezzo abbordabile». Dove fate gli acquisti? «Noi ci riforniamo alla Metro di Ferrara e in altri ingrossi italiani. Siamo a Ferrara da vent’anni — aggiunge Lin — e non è nostro interesse fare brutta figura con i clienti».
 

Va giù duro Cheng Shin Tosu, che da circa trent’anni gestisce il ristorante ‘Drago d’oro’ di via Bologna. «la qualità del nostro cibo — attacca — dipende dagli italiani perchè sono italiani i nostri rifornitori». Come fate a mantenere i prezzi così bassi pur acquistando prodotti di buona qualità? «Beh — risponde il titolare — il fatto che il mio ristorante sia a conduzione familiare aiuta e poi non è vero che pratichiamo prezzi bassi: a Ferrara ci sono ristoranti che offrono menù turistici a prezzo fisso entro i 20 euro e una buona cena, qui da noi, costa tra i 15 e i venti euro. Esattamente come in un buon ristorante italiano». Che ne pensa del latte contaminato? «Penso che sia tutto un problema di scarsi controlli in Cina: i sanitari dovrebbero essere più attenti. Ma questo — si domanda Cheng Shin Tsou — che c’entra con i nostri ristoranti?».
Siete stati sottoposti a controlli? «Noi riceviamo sempre controlli dell’Ausl, dagli ispettori sanitari o della guardia di finanza: la cosa non ci crea problemi, ci siamo abituati e sino ad ora tutto è andato bene».

 

di CRISTIAN BENDIN










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