Il nigeriano sbarcò in Italia a Reggio Emilia nel 2001. Dalle pulizie in un negozio del entro ai due gol al Giglio con la Viterbese
Ferrara, 2 ottobre 2008 - A Reggio Emilia Kolawole Agodirin è di casa. «Avevo 18 anni quando sbarcai in Italia, proprio là. Era il 21 novembre 2001». Erano i tempi in cui Dal Cin portava tanti nigeriani in granata: «Infatti con me c’erano Martins, Makinwa, Eliakwu, Adeshina, Olufemi, Waah e altri. Avevamo una Berretti quasi tutta di colore che ogni giovedì faceva da sparring partner alla prima squadra. Io però non giocai mai in C1 con loro, andai due volte in panchina senza entrare. E in estate Dal Cin passò al Venezia e mi volle con lui».
Ago è tornato a calpestare il «Giglio» lo scorso anno, con effetti devastanti: «Era la mia prima volta da avversario. Ero nella Viterbese e zac, appena entrato un gol, e poi un altro di testa. Gol inutili, perchè perdemmo 3-6. Pero due gol sono sempre due gol, e adesso spero che non mi ricordino più solo per essere stato sei mesi là da ragazzino. Peraltro so che il ds della Reggiana aveva chiesto di me quando giocammo in casa nostra contro di loro».
Ago è un simpaticone e ha ancora tanti amici, a Reggio: «Quando ero là nel mio giorno libero, il lunedì, andavo tutte le settimane a pulire un negozio del centro. E’ una orologeria famosa a Reggio, il proprietario si chiama Corradini. L’anno scorso venne a vedermi, gli dedicai i gol e gli regalai la maglia della Viterbese. Mi ha già chiamato, ieri. Vuole sapere se gioco, viene solo in quel caso. Ma io non so nemmeno se sarò convocato: che gli dico?» Convocato finora è sempre stato, e spesso è subentrato: «Sì, ma non so quanto durerà. Io corro corro, vado veloce e a volte mi lascio la palla dietro, ma la Spal ha molti giocatori più bravi di me. Dolcetti mi convoca solo se mi alleno bene e sono nel massimo della forma».
La forza di Agodirin, «Coca Cola» per gli amici, sta nella serenità: «Sì, io sono tranquillo anche se non mi fanno giocare perchè conosco i miei limiti. Qui ci sono grandi giocatori, in campo e fuori. Da quando sono alla Spal ho sempre voglia di andare ad allenarmi perchè con loro sto bene davvero. In casa cosa faccio, qui da solo? Mi metto a chattare col computer, ma da soli c’è poca allegria».
Il derby per i tifosi non è una partita come le altre, lo sa questo, Agodirin? «Sì ma è meglio che non ci pensi, se no poi gioco male, sempre che giochi. Meglio far finta che sia una partita come un’altra. Loro sono forti ma anche noi non siamo male. Cercheremo di andare a fare risultato come tutte le domeniche».
m.m.
Si aprirà il 12 ottobre, con sette giorni di ritardo rispetto al previsto per i motivi ormai noti, il sogno A1 di Ferrara. In attesa di conoscere il nuovo calendario, la città risponde con entusiasmo nei confronti della campagna abbonamenti