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LA TRAGEDIA DI SAN BARTOLOMEO

"Il mistero della nostra parte buia"

Folla ai funerali di Tosca Natali e Marco Vitali, vittime del duplice omicidio compiuto da Luca Vitali lo scorso sabato. Nella chiesa c'era l'intera comunità. Zio Consalvo: "Perdono Luca, è molto malato"

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Funerale di Marco Vitali e Tosca Natali Ferrara, 7 ottobre 2008 - a piccola comunità frazionale di San Bartolomeo in Bosco, ieri pomeriggio, ai funerali di Tosca Natali e Marco Vitali, madre e figlio brutalmente uccisi la mattina di sabato 27 settembre scorso nella loro abitazione. La piccola chiesa, dedicata a San Bartolomeo, si è riempieta come poche altre volte in pasato. In prima fila gli anziani del paese, che hanno improvvisato una veglia di preghiera sin dal primo pomeriggio. E poi i familiari delle vittime: l’unico superstite della famiglia Vitali, Andrea, 33 anni, fratello di Luca — l’omidida reo confesso, attualmente in carcere —, stretto in un dolore composto, e alcuni parenti della madre Tosca. Dietro di loro tutta la comunità, dove tutti si conoscono e, in fondo, sono un po’ parenti.

C’ERANO le signore che, per anni, avevano visto Tosca Natali fare la spesa la mattina presto; gli uomini, ormai vecchi, che avevano lavorato nella campagna del marito Tiziano, morto di leucemia nel 1994. E poi ancora i ragazzi, che avevano frequentato le scuole con Luca, Marco e Andrea. Alle 15.30, puntuale, l’arrivo delle due bare provenienti dalla camera mortuaria dell’arcispedale Sant’Anna di Ferrara. Dopo le letture, don Alessio Grossi, 33enne parroco di San Bartolomeo in Bosco, ha recitato l’omelia funebre attingendo dal Vangelo di Luca — sulla morte e Ressurrezione di Gesù — e insistendo più volte sul concetto di «mistero». «Oggi — ha esordito — ci poniamo di fronte al mistero della morte, un mistero doloroso, che ci lascia sconcertati. Una morte, quella che ha colpito Marco e Tosca, ancora più sconvolgente. La preghiera di oggi — ha aggiunto — è la risposta di tutta la nostra comunità a questa tragedia». Una tragedia inspiegabile, misteriosa appunto, come misteriosa è la morte: «Solo Dio — ha ammonito il giovane parroco — può dare una risposta a tutto ciò. Mistero è ciò che non si conosce, come quella parte biua e oscura che è in ognuno di noi. Una parte che non si conosce, che non si controlla, che nessuno vorrebbe condividere e che ci disorienta. Ma che fa parte dell’esistenza». Don Alessio ha invitato tutti a pregare per essere vicini alla famiglia e ha fatto riferimento alla «morte violenta» di Marco Vitali e Tosca Natali senza mai nominare Luca, il figlio e fratello che li ha uccisi con brutale violenza. «Perchè tutto ciò?», si è domandato il sacerdote affidandosi alla fede. Dopo la cerimonia, Andrea Vitali ha salutato e baciato amici e parenti senza mai tradire la propria disperazione interiore. Così ha fatto anche lo zio Consalvo, 76 anni, lo stesso ‘omone’ dallo sguardo buono che il giorno del delitto ha appreso per primo, dalla polizia, del duplice omicidio.

«HO PERDONATO mio nipote Luca — ha detto al termine della messa — perchè è un ragazzo ammalato. Non era drogato, era solo tanto ammalato». Unico sollievo in tanto dolore («ho pianto per quattro giorni consecutivi», ha confidato), la grande solidarietà dei concittadini: «Siamo sempre stati una famiglia rispettata — ripete quasi in modo ossessivo — siamo gente perbene». Poi, ancora a proposito del nipote omicida: «Mi ha raccontato il suo avvocato che non si è ancora dato ragione di ciò che ha fatto...fanno fatica a farlo parlare di ciò che è successo. Quando gli hanno chiesto chi fosse il suo parente pià caro lui ha risposto che ero io». In mezzo, tra la gente accorsa ai funerali, sguardi smarriti e occhi pieni di lacrime. Ma soprattutto ancora tanta incredulità per una tragedia che ha proiettato una tranquilla frazione di campagna sui telegiornali e sulle prima pagine della cronaca nera di molti giornali nazionali.
«Quando ho visto San Bartolomeo al Tg1 — confida una signora sul sagrato — mi è venuto il mal di stomaco. Poi ho capito cos’erano quelle sirenbe che avevo sentito la mattina presto». Dopo la cerimonia, il corteo funebre si è portato al piccolo cimitero per la sepoltura.,

 

di CRISTIANO BENDIN










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