Il paradosso della casa di cura di Santa Maria Maddalena. La Regione obbliga a rifiutare i pazienti: solo se sono della nostra provincia. Il problema: "Foglietta non sa come finanziare Cona e risparmia"
Ferrara, 14 ottobre 2008 - DOTTOR Vittorio Morello, lei è l’amministratore delegato della casa di cura di Santa Maria Maddalena. Perchè negate ai ferraresi la possibilità di curarsi da voi prima del 2008?
«La premessa è un po’ lunga, ma va fatta. La possibilità da parte del paziente di curarsi liberamente su tutto il territorio nazionale è un principio sancito dalla costituzione e dai decreti: lo Stato vi fa fronte assegnando alle Regioni la gestione dei fondi, che rappresentano il 70-80% del bilancio regionale. Il Ministero per la Salute finanzia la spesa sanitaria annuale con 107 miliardi che ripartisce alle regioni in base al costo storico ed al numero di abitanti, con circa 2 mila euro pro capire assegnati all’anno per cittadino, che garantiscono i cosiddetti Lea, livelli essenziali di assistenza. L’Emilia Romagna, con circa 5 milioni di abitanti, ha sempre avuto un sistema virtuoso: attraendo pazienti da altre regioni grazie all’eccellenza delle proprie prestazioni, ha sempre potuto usufruire di entrate extra oltre ai fondi statali».
Quindi?
«La conferenza stato-regioni ha successivamente sancito la possibilità di regolare questi rapporti da parte delle regioni: alcune delle quali hanno utilizzato questa possibilità in modo molto efficace, come Liguria e Toscana che hanno messo in rete i servizi della vasta area di confine tra le due regioni. L’Emilia Romagna da sempre conta su una massiccia emigrazione attiva di pazienti che provengono soprattutto dal Sud per ricorrere a reparti di eccellenza assoluta come ad esempio l’Ortopedia del Rizzoli. Un accordo era intervenuto tra Emilia e Marche per limitare le cure transfrontaliere, ma riguardava pochi pazienti: dall’agosto 2007 invece una delibera della Regione stabilisce che tra Emilia e Veneto non ci possano più essere prestazioni transfrontaliere che superino il livello dell’anno precedente, ovvero il 2006. Le eventuali eccedenze non vengono rimborsate dalla Regione, per cui noi siamo costretti a chiedere al paziente, ma solo se è ferrarese, di pagarle come visite private».
Cosa significa questo per i cittadini di Ferrara?
«Semplicemente che tra ricoveri e prestazioni ambulatoriali abbiamo dovuto rifiutare settemila pazienti: non settemila prestazioni, ma pazienti».
Tagliani, presidente della commissione politiche per la salute della Regione, afferma che il riferimento è alle prestazioni 2007, non 2006...
«In realtà i dati cui fa riferimento la delibera sono quelli del 2006. La verità è — e non ho paura a dirlo — che il direttore generale Foglietta ha il grosso problema di dover finanziare Cona e per questo non può più spendere un centesimo in più».
Quindi, cosa dite a chi si rivolge alla vostra struttura?
«Purtroppo siamo costretti a chiedere ai pazienti la residenza: solo se sono di Ferrara, dobbiamo rinviare l’intervento a gennaio, anche se sono interventi urgenti. Poi sappiamo che i pazienti vanno magari a Sermide, che è in Lombardia, dove non c’è alcun tetto da rispettare. Noi abbiamo pazienti che vengono da tutta Italia: se sono di Pontelagoscuro, a duecento metri dalla casa di cura, dobbiamo dire loro di no».
Non è possibile correggere questa situazione?
«Abbiamo impugnato questa delibera al Tar del Veneto: ma gli effetti nefasti purtroppo sono già iniziati da tempo. E dire che stavamo studiando un importante accordo con l’Usl di Ferrara: poi è arrivata la delibera regionale ed è finito tutto».
Senta, qualcuno vi accusa però di marciarci un po’ sopra: sui ricoveri e sulle prestazioni...
«Siamo soggetti a cinque livelli di controlli sull’appropriatezza delle cure che riguardano il 10% delle cartelle cliniche, il 100% delle cartelle cliniche per i ricoveri complicati e il 100% delle cartelle cliniche dei ricoveri ad alto rischio di inappropriatezza. I cinque livelli di controllo sono quello interno nostro, quello di un’azienda certificata, quello dell’Usl di Rovigo, della conferenza provinciale e della Regione. All’Usl di Ferrara dico: venite a controllare, siamo qui».
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