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PRIMA DIVISIONE

Le prime 7 partite dicono: Spal a passo di playoff

Bel gioco, 10 gol all’attivo, 12 punti: è un ritmo da spareggi. Il dato: per la verità il "Mazza" è un po' avaro: più reti e spettacolo fuori casa dove le rivali giocano a viso aperto

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Rachid Arma Ferrara, 14 ottobre 2008 - I numeri della Spal sono più che buoni. I biancazzurri hanno giocato 4 volte in trasferta e 3 in casa. Al «Mazza» hanno battuto la Samb (1-0), fermato la Cremonese (0-0) e sono stati bloccati dal Monza (1-1 nel particolarissimo giorno del debutto). Si giocasse oggi, quella partita forse finirebbe diversamente: e quello di Iacopino è il solo gol incassato a domicilio. Lontano dal «Mazza» due vittorie (3-1 a Ravenna e 2-0 a Reggio Emilia), il 2-2 di Lumezzane e la sola sconfitta di Verona per 1-2. In tutto, 12 punti in 7 incontri, con -3 in media inglese e una proiezione, tenendo sempre questo passo, di una sessantina di punti finali.

L’INIZIO di campionato della Spal è stato decisamente soddisfacente. Sette partite sono poche ma possono bastare per cercare di intuire le prospettive di una squadra. Di sicuro il «settebello» biancazzurro ha detto che si può guardare con fiducia a una stagione dalla mezza classifica in su. Significa lottare almeno per i playoff, in buona sostanza. L’inizio, come si sa bene, mente di rado, e spesso risulta decisivo nel definire ambizioni e potenzialità.
 

Il gioco. E’ un bel calcio, quello di Dolcetti. La squadra lo ha saputo praticare in tutte le sue partite per lunghi periodi. Il denominatore comune è quella di cercare di fare la partita sempre, allo stesso modo in casa e in trasferta. Quindi buon possesso di palla, fraseggio abbastanza preciso, supremazia territoriale frequente e tentativo di velocizzare di molto negli ultimi trenta metri, per offendere in modo incisivo.
 

La difesa. Di sicuro è un pezzo forte della squadra, in virtù delle qualità dei suoi centrali, e nelle ultime gare anche di una chiusura migliore sulle fasce laterali, dove Ghetti e Cabeccia si sono rivelati fin qui le soluzioni difensivamente migliori. Dolcetti protegge la linea essenzialmente con un uomo subito davanti (Schiavon o Savi) per il classico 4-1-4-1 quando attaccano gli avversari. Cazzamalli e Centi hanno propensioni più offensive, anche se il pelato sta svolgendo bene il doppio lavoro.
 

L’attacco. Dieci gol segnati, di cui la metà con l’unico fromboliere di professione, e cioè Arma, dicono di una buona predisposizione realizzativa. Le altre reti sono distribuite fra difensori, centrocampisti ed esterni, a testimoniare che la formula-Dolcetti consente più sbocchi. Forse non è del tutto casuale la difformità in fatto di gol tra partite interne (2 segnati, 1 subìto) ed esterne (8 contro 5): in campo aperto, dove l’avversario non si limita a coprirsi ma tenta anche qualcosa, la Spal trova più spazi per colpire. Di sicuro finora sono state più spettacolari e ricche di reti le gare esterne di quelle al «Mazza».
 

I gol incassati. E’ questo l’indicatore da monitorare sempre. Sei in sette incontri non sono pochissimi, in assoluto. Tranquillizza però la loro distribuzione e il modo in cui sono venuti: 3 nelle prime due partite con la Spal ancora in cerca di un’identità e «timida» nell’impatto col nuovo campionato, e tutti su punizioni dirette. Un altro arriva dal dischetto del rigore. I due gol che chiamano in causa chiari errori sono quello di Ravenna, con una defaillance sull’esterno, e il secondo di Lumezzane con un errore per vie centrali. Ma la Spal concede davvero poco su azione agli avversari di turno.
 

Le prospettive. Il calendario adesso presenta due partite contro avversari non di primissima fila: Portogruaro al «Mazza» e Pro Sesto fuori casa nell’anticipo di sabato 25. Dopo cala a Ferrara il forte Padova e si va a Venezia, contro una squadra buona ma non pari al suo nome. Se riuscisse a sfruttare bene questo mese, la Spal potrebbe inserirsi stabilmente nella zona playoff. Dopo l’attenderanno Pro Patria, Novara, Cesena, ostacoli abbastanza alti. Il timore però è che la Spal patisca di più quelli bassi e ben arroccati.

di MAURO MALAGUTI










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