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TRIBUNALE

Vendevano cani ammalati, in cinque rinviati a giudizio

Sono i soci di un negozio di Mirabello e un veterinario. Dovranno rispondere di associazione a delinquere e falso: la prima udienza il 25 febbraio

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canile Ferrara, 20 novembre 2008. Il video è atroce, mostra un cucciolo in preda ad una crisi epilettica. Si muove nervosamente, una mano gli apre con forza la bocca. Il cucciolo di cane ha 8 settimane, è ammalato.

 E’ solo uno dei tanti - molti morti - che arrivavano da Polonia o Ungheria, in precarie condizioni fisiche, nel negozio Animalandia a Mirabello, pronti per essere venduti con passaporti modificati che ne attestavano false integrità. A febbraio, la polizia provinciale e il dipartimento veterinario Asl, diretti dal pm Barbara Cavallo, fece chiudere quel negozio temporaneamente. I quattro soci (Ferraresi, Pocaterra, Zucchini e Chiodi) e un noto veterinario (Mantovani), vennero indagati per associazione a delinquere, frode in commercio, distruzione di atti e falso.

Ieri per tutti il giudice Silvia Migliori ha deciso per il rinvio a giudizio: il processo partirà il 25 febbraio. Il colpo di scena è arrivato al termine di una concitata udienza preliminare al termine della quale si è costituita parte civile la Lav, l’associazione che si batte contro lo sfruttamento animale.

Il caso Parliamo di cani e gatti, provenienti dai paesi dell’Est, con 8-10 settimane di vita. Ammalati già dalla nascita, in qualche caso vaccinati troppo presto o per nulla. Tali caratteristiche permettevano — secondo le accuse — al negozio di Mirabello di acquistarli a costi stracciati e di rivenderli a prezzi concorrenziali. I passaporti venivano falsificati alzando l’età dei cuccioli, in barba alla norma internazionale che prevede i 3 mesi e 21 giorni di vita per l’importazione. Gli animali venivano inoltre vaccinati prima di compiere i 3 mesi, con il rischio che il vaccino li privasse della protezione contro le malattie. Il cliente, così, pensava di aver acquistato un cane o un gatto perfettamente sano.

Morti e malati. I cuccioli sequestrati dall’autorità giudiziaria (16 dal negozio: 12 cani e 4 gatti), oltre ad essere stati vaccinati prematuramente, presentavano, varie patologie»: dal cimurro alla rabbia, alla micidiale parvovirosi. Dieci animali, su 31 cuccioli acquistati, sono morti per problemi sanitari. Il tutto, naturalmente, con il rischio di reintrodurre in Italia malattie non più diffuse (come la rabbia) e della trasmissione di parassiti all’uomo. Ora il processo. 










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