Vincenzo Fabbri, 54 anni, uccise il figlio 29enne. Il giudice ha riconosciuto l’imputato capace di intendere dopo che il Pm aveva chiesto una pena di 14 anni e 4 mesi
Ferrara, 21 novembre 2008 - E’ passato poco più di un anno da quando Vincenzo Fabbri, 54 anni, geometra impiegato all’Ausl puntò la pistola alla tempia del figlio Marco di 29 anni uccidendolo alla fine di una convivenza impossibile. Ieri, dopo la battaglia tra periti per accertare la capacità di intendere e volere dell’omicida, il tribunale di Ferrara ha emesso la sentenza, condannando il genitore a 10 anni e 4 mesi di reclusione. Una sentenza che, tenendo conto più delle attenunati che delle aggravanti, è più mite rispetto ai 14 anni e 4 mesi chiesti in udienza da pm Angela Scorza. Il giudice Piera Tassoni ha giudicato l’imputato capace di intendere e volere, negando però la premeditazione dell’omicidio. Vincenzo Fabbri, difeso dagli avvicati Sergio Pellizzola e Davide Seren, anche dopo la sentenza rimane agli arresti domicilairi.
IL CONFLITTO. Padre contro figlio. E’ dal conflitto rivelatosi insanabile che scoppia nell’ottobre del 2007 il dramma all’interno della famiglia Fabbri di Codigoro, rievocato in aula che ha portato alla sbarra Vincenzo Fabbri, accusato di omicidio volontario premeditato nei confronti del figlio Marco. Il processo si è sviluppato soprattutto con la battaglia tra periti. Infatti in camera di consiglio si è discusso a lungo delle conclusioni di Amedeo Ciccotti, consulente di parte della famiglia, chiamato a valutare se Vincenzo, al momento dei fatti, fosse o meno in grado di intendere e volere. Secondo il perito, l’unico imputato della vicenda, quando ha sparato al figlio, lo era parzialmente. Un atto, ha spiegato, che sarebbe stato motivato da un qualche cosa di patologico. "Non ne potevo più, ero esasperato e la situazione era diventata da tempo insostenibile", disse in lacrime il 54enne durante l’interrogatorio di garanzia. All’origine di quell’insano gesto c’erano i continui litigi per via del lavoro che il figlio non riusciva a trovare . Ma a deteriorare progressivamente i rapporti tra i due c’erano soprattutto le continue e pressanti richieste di denaro. Di parere opposto la conclusione a cui è arrivato invece il dottor Andreani, consulente tecnico del giudice, il quale ha sostenuto che l’omicida al momento dei fatti era in grado di intendere e volere.
L’OMICIDIO. L’ultimo scontro tra padre e figlio risale al 16 ottobre 2007: sono le 14,30 i due si ritrovarono faccia a faccia nella sala di casa, la mamma è al lavoro. Gli animi si scaldano ben presto fino a quando Vincenzo tira fuori il revolver calibro 38, regolarmente denunciato e di proprietà dell’anziano babbo Giulio, lo punta alla testa di Marco ed espolde un colpo. Il proiettile trapassa la testa de giovane che muore dopo quattro giorni di agonia. "Dalla sentenza — afferma l’avvocato Pellizzola — emerge che sia il pm che il giudice hanno compreso la tragedia umana di Fabbri ed hanno cercato di adeguare la pena al fatto come si è verificato. Il caso è particolare, si tratta di un fatto grave commesso da un padre contro un figlio al culmine di una situazione di esasperazione e disagio che durava da circa 15 anni. Questa particolarità dell’omicidio pare sia stata colta sia dal pm che dal giudice cosa che non si verifica spesso. Sia io che l’avvocato Seren abbiamo apprezzato l’impegno e la decisione del pm e del giudice".
Il prossimo 30 novembre si chiudono le iscrizioni a 'Pensando ai Mysteries', lo stage diretto da Cathy Marchand del Living Theatre che si terrà dal 9 al 12 dicembre al Teatro Julio Cortázar di Pontelagoscuro