Da gennaio scatta il nuovo regolamento: nessun diritto alla casa per gli stranieri senza un lavoro. Ma il freddo pungente salva due persone: una coppia straniera evita lo sfratto
Ferrara, 7 gennaio 2008 - Il grande freddo? Per qualcuno è un incanto, per molti una specie di maledizione. Ma c’è anche chi, di fronte alle temperature che si fanno polari, assieme alla morsa del gelo avverte anche quella drammatica della crisi. Proprio grazie alla colonnina di mercurio scesa sotto lo zero, una coppia di extracomunitari residente in via Modena ha evitato, un paio di giorni fa, di ritrovarsi — letteralmente — sulla strada, a causa di uno sfratto ormai esecutivo e sostanzialmente inevitabile.
Un caso forse emblematico di ciò che, afferma il dirigente comunale Ivano Guidetti, rischia di diventare rapidamente un fenomeno di estese proporzioni: "Il nuovo regolamento comunale, che recepisce appieno il dispositivo della legge Bossi-Fini, prevede che per avere diritto all’abitazione, i cittadini stranieri debbano possedere il permesso di soggiorno almeno biennale ed avere un lavoro regolare". Ma il cittadino maghrebino al centro della vicenda, dipendente di un’impresa edile da circa dieci anni, il lavoro l’ha perso qualche mese fa per effetto della crisi economica, e da quel momento si è ritrovato in difficoltà a pagare la pigione; il 2 gennaio scorso, perciò, è scattato il provvedimento di sfratto esecutivo.
"La coppia ha ottenuto un rinvio, sia pure di pochi giorni, proprio per le condizioni climatiche avverse — riferisce Guidetti —; unite alla difficoltà di trovare un alloggio alternativo, ed alle condizioni di salute precarie della moglie del muratore, rischiavano di rendere lo sfratto una sorta di... castigo fisico". Ma non appena il clima si farà meno rigido, il problema tornerà a porsi in tutta la sua drammaticità, per la coppia tunisina e non solo: "La sensazione è che l’applicazione puntuale del nuovo regolamento — afferma Guidetti — rischierà di mettere all’addiaccio, ed in maniera non figurata, tante altre famiglie straniere alle prese con la perdita del lavoro e di riflesso in emergenza casa".
Chi la casa già non ce l’ha, in questi giorni di freddo pungente si arrangia come può. Bussando alle porte della Caritas o di varie parrocchie (a partire da quella di don Domenico Bedin in viale Krasnodar) o cercando un giaciglio di fortuna all’interno del Sant’Anna. "Non siamo nella situazione degli ospedali delle grandi città — commenta il direttore sanitario Davide Fabbri —, dove la presenza di senza casa o ‘barboni’ nelle strutture di degenza è assidua, e dove è ricorrente soprattutto l’escamotage di farsi ricoverare per trascorrere qualche notte al caldo, piuttosto che per le cure mediche...".
A Ferrara si tratta invece di "pochi abitueè, conosciuti e in fondo tollerati — dice Fabbri —; di notte vengono notati dal personale di qualche reparto, ma si tratta di una presenza marginale, sostanzialmente sporadica e fortunatamente senza problemi. In ogni caso non va dimenticato che il termine antico di ‘ospitale’ comprendeva, oltre alle cure mediche, anche il significato dell’assistenza per i bisognosi".
Ed a proposito di assistenza, torna a riannodare il gran freddo alla nuova grande crisi anche don Paolo Valenti, direttore della Caritas diocesana: "Anche se non abbiamo registrato, in questi giorni, picchi di richieste legate al... clima metereologico — afferma il religioso —, stiamo fronteggiando l’aumento di problemi per il pagamento delle bollette, ora del gas per il riscaldamento ma soprattutto dell’affitto e della luce. Più gente, più famiglie si ritrovano con una minore disponibilità economica e questo sta comportando problemi enormi a cittadini ferraresi di ogni età, non più soltanto agli stranieri o a qualche isolato sbandato".
di Stefano Lolli
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