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TRIBUNALE / LA TRAGEDIA DI FEDERICO ALDOVRANDI

"Fu Morte violenta". Contestata la versione del perito

I difensori insorgono sulla tesi del patologo Gaetano Thiene: "Ci fu un blocco atrio-ventricolare a livello del motore elettrico del cuore"

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Federico Aldovrandi Ferrara, 10 gennaio 2008 - "Quella di Aldrovandi è stata una morte violenta, non una morte naturale: il suo cuore era sano". Le parole del professor Gaetano Thiene, incaricato dagli avvocatio di parte civile di esprimere un "parere medico-scientifico" sulle cause del decesso del diciottenne all’alba del 25 settembre 2005, hanno tenuto banco ieri in occasione della 24ª udienza del processo.

 

Per la prima volta, infatti, un super-specialista — Thiene è professore ordinario di patologia cardiovascolare all’Università di Padova e una delle massime autorità mondiali nel campo delle cardiopatie congenite e della morte improvvisa — ha sovvertito le ipotesi espresse fino a quel momento dai vari consulenti (cioè che il giovane fosse morto per excited delirium syndrome) affermando a chiare lettere che "il caso Aldrovandi è una caso di morte improvvisa da blocco atrio-ventricolare per ematoma del fascio di His", che è quella parte del cuore che conduce l’impulso elettrico dal nodo atrio-ventricolare ai ventricoli. Ma non è tutto: Thiene ha parlato anche di "causa traumatica", avvallando l’ipotesi — più volte discussa in aula — di una compressione esercitata sul torace del 18enne.

 

"Se il cuore viene compresso quando è in piena attività — ha detto il professore — nel ventricolo sinistro si creano pressioni più elevate di quelle fisiologiche e questo può causare una rottura di apparati valvolari o emorragie". A tal proposito, il cardiologo ha evidenziato come "la parete anteriore e quella posteriore del ventricolo sinistro siano andate in collisione a causa di un trauma del torace".

 

Un trauma o una pressione possibili anche in assenza di segni evidenti sul dorso del ragazzo e sul cuore "perchè — ha spiegato Thiene — tutto è avvenuto a livello di endocardio", cioè la parte più interna del cuore.
"Quell’ematoma bluastro — ha aggiunto — è il segno evidente di un blocco atrio-ventricolare traumatico". In pratica, ha spiegato Thiene, "è stato bloccato quel fusso di elettricità dagli altri ai ventricoli che fa funzionare il cuore". Il super-consulente ha difeso il lavoro fatto dai medici legale in sede di autopsia ma ha aggiunto: "Il problema è che non è stata fatta un’idonea valutazione del quadro descritto proprio per mancanza di nozioni scientifiche specifiche". Esclusa anche l’ipotesi dell’eccesso di sforzo quale causa della morte: "Non ho mai visto un caso in oltre 10mila autopsie e comunque il cuore del ragazzo era normale, privo di difetti genetici o di segni di stress".

 


Thiene ha risposto anche in ordine all’influenza che può aver avuto l’assunzione di droghe da parte di Aldro: "I giovani in overdose — ha detto — di solito muoiono per blocco respiratorio centrale, che causa una ipossia e di conseguenza un arresto cardiaco per bradicardia". Rispondendo ad una specifica domanda dell’avvocato Michela Vecchi (del pool difensivo), il docente ha escluso che l’ematoma si sia formato dopo la morte: "Si tratta di una zona circoscritta e cospicua, di colore bluastro. Non può essere effetto di un massaggio cardiaco effettuato sul ragazzo per rianimarlo. Quell’ematoma — ha continuato Thiene — fu vitale (cioè verificatosi in vita, ndr) e focalizzato giusto sul fascio di His".


 

di Cristiano Bendin










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