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SANITA’ IN ISOLAMENTO PER SEI MESI

A 30 anni è affetta da tubercolosi
"La mia vita è diventata un incubo"

Alla fine di dicembre la ragazza si è sentita male ed è stata ricoverata. Il 7 gennaio la conferma: si tratta di tubercolosi. La donna vive in provincia e faceva la cassiera. Il  medico "Tbc in aumento"

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Medici (Businesspress) Ferrara, 13 gennaio 2009 - A 30 anni scopri di avere la tubercolosi. La tua vita cambia radicalmente, sei costretta in casa in quarantena, senza contatti con il mondo esterno, con gli amici, con il tuo compagno. Per mesi e mesi ti devi sottoporre a cure pesantissime ma soprattutto devi imparare a convidere con il terrore di non farcela e di essere sconfitta per sempre dalla malattia.

 

Un incubo nel quale è piombata una ragazza ferrarese alla fine di dicembre e che oggi, con grande coraggio, ha deciso di raccontare al nostro giornale la propria storia per scoprire in che modo e da chi è stata contagiata e per chiedere se altri, come lei, stanno vivendo questo inferno. Della donna diremo poco o nulla per evitare di identificarla, la chiameremo Anna, nome di fantasia. Ha 30 anni, vive e lavora in un paese del Basso ferrarese, fino alla fine di dicembre, ovvero prima di cominciare a stare male, faceva la cassiera in un esercizio commerciale.

 

La malattia è il 19 del mese scorso, per Anna è l’inizio dell’incubo. Comincia a vomitare sangue, "quella sera per tre volte". L’ultima diventa una crisi fortissima. Il giorno successivo è ricoverata all’ospedale Sant’Anna, il reparto è quello di Fisiopatologia respiratoria. Il primo sospetto è di embolia polmonare, poi si parla di tumore. Viene sottoposta a tac, il 29 di dicembre è dimessa. Gli esiti di tutti gli accertamenti arriveranno i primi giorni dell’anno: nè embolia, neppure tumore, Anna è affetta da Tbc, la tubercolosi. Immediatamente viene informata la direzione generale del Sant’Anna e il 7 gennaio viene fatta denuncia all’Igiene pubblica, informata subito la Regione.

 

"All’inizio non sapevano cosa avessi — racconta al telefono la donna —, trovarono anomalie sul polmone destro. Quando mi mandarono a casa i medici dissero che non era da escludere che fossi contagiosa e che non dovevo uscire per 45 giorni. Poi all’inizio dell’anno mi chiamarono dall’Igiene pubblica e mi dissero che ero positiva alla Tbc". E’ come se il mondo le crollasse addosso. Alla notizia le sue gambe cominciano a tremare. «Non ci credo, tutto questo non è vero», grida dentro sè. Ma purtroppo è così. La sua vita cambia, i medici le dicono che dovrà sottoporsi per 6-7 mesi ad una dura terapia antibiotica, la Tbc si cura con almeno tre tipi di versi di antibiotici. "Dovrò starmene chiusa in casa fino ad agosto — riprende con un filo di voce —, dall’ospedale mi dicono che sarebbe meglio non avere contatti con altre persone. Dal giorno alla notte la mia esistenza è cambiata, è diventata un inferno. Non posso vedere nessuno, tutti i miei amici e il mio compagno sono stati sottoposti ad accertamenti e a prevenzione contro la Tbc. Più andrò avanti e più si presenteranno altri problemi: questa cura mi potrà compromettere i reni e l’intero fisico".

 

Ma Anna non si dà pace, vuole sapere come è stata infettata dalla malattia. Un sospetto però l’ha ed è lo stesso dei medici. Ovvero che la sua tubercolosi derivi da uno straniero già, a sua volta, ammalato. "Io lavoro a contatto con tantissimi stranieri e di diverse etnie — riprende —, secondo i dottori l’ho preso da uno di questi, magari attraverso un suo starnuto. Voglio andare fino in fondo e capire chi mi ha attaccato la Tbc. All’estero — confida la donna — non ho mai viaggiato, amici stranieri non ne ho, l’unico contatto con queste persone è attraverso il mio lavoro". Proprio nella zona, di recente, un extracomunitario è stato ricoverato per tubercolosi. "Prendo poche centinaia di euro al mese e poi qualcuno mi attacca questa malattia? E’ tutto assurdo. Ho già parlato con il mio datore di lavoro, ora lo farò anche con un avvocato".

 

di Nicola Bianchi










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