I supporters si rivolgono alla Procura: "Fate chiarezza". L’avvocato: "Verificare gli eventuali eccessi del 7 dicembre"
Ferrara, 2 febbraio 2009 - Il pesante plico è già sul tavolo del pubblico ministero della Procura di Forlì Marco Forte: trentadue esposti contro le forze dell’ordine per chiedere di verificare "se non vi siano stati eccessi nell’uso delle maniere forti al termine della partita Cesena-Spal". Il 7 dicembre scorso il calcio sfogò nella solita overdose di violenza: dopo il 2-1 per i romagnoli, urla, corpi in fuga, sangue, volti tumefatti. Per le forze dell’ordine la colpa fu di un gruppo di spallini esagitati; per gli spallini furono invece polizia e carabinieri a caricare. "Gente stesa a terra è stata pestata mentre altri con le mani in tasca e in fuga sono stati feriti", si legge nel documento. E adesso? Sta al pm valutare.
Al momento l’inchiesta sulla gazzarra ha due soli protagonisti: due tifosi spallini di 25 e 34 anni che si trovano agli arresti domiciliari. Sono indagati per lancio di oggetti e lesioni a pubblico ufficiale ma, in attesa della richiesta di rinvio a giudizio, è concreta la possibilità che vengano emesse altre denunce. Si parla di una decina di provvedimenti — quelli sportivi viaggiano in parallelo ma in autonomia rispetto a quelli penali, e due Daspo sono già sul piatto — che verranno emessi a stretto giro di posta.
L’avvocato Giovanni Adami, che difende i due ragazzi (a uno sono stati concessi i domiciliari lavorativi, l’altro invece il lavoro l’ha perso), ieri è sceso da Udine a Cassana per raccontare in una conferenza stampa cosa è scritto nell’esposto e le ragioni che hanno portato i ragazzi biancazzurri a esporsi. "Fin da inizio dicembre i tifosi si sono sempre lamentati della ricostruzione dei fatti e per questo abbiamo deciso di depositare un nostro documento che ci auspichiamo venga riunito nel procedimento principale. E’ una richiesta all’autorità giudizaria di approfondire quanto avvenne quel pomeriggio: non si tratta di vittimismo o di un’isterica reazione alla fase procedimentale, tantopiù non ci vogliamo sottrarre alle nostre responsabilità".
Le forze dell’ordine procedettero infatti all’arresto in flagranza di reato differito (entro 48 ore dai fatti) e basarono il loro operato su registrazioni video. "I venti minuti di immagini inquadrano una rissa continuata — spiega Adami — e una situazione che è poi degenerata. Qualcuno ha lanciato sassi, qualcuno l’asta delle bandiere ma io mi chiedo e chiedo al pm: perché si scatenò la gazzarra?". La risposta dei tifosi spallini è contenuta nell’esposto: "Appena i pullman giunsero nel piazzale antistante lo scalo merci e alcuni tifosi scesero a terra, si scatenò un po’ di disordine perché il parcheggio era pieno. La carica fu veemente: sicuramente qualcuno si è difeso (due agenti hanno avuto lesioni guaribili in 5 e 7 giorni, ndr) ma la ‘spinta’ non partì dai ferraresi".
Il conto finale della giornata nera di Cesena parlò di tre spallini refertati (uno, ferito gravemente a un occhio, ne è uscito da poche settimane) e di altri sei-sette rimasti feriti e che sono stati fotografati e ‘inseriti’ nel fascicolo difensivo di Adami. Che dice: "La volontà di questi ragazzi di chiedere giustizia è un unicum nel mondo del diritto penale sportivo. Hanno avuto grande coraggio, alcuni sono anche andati contro i consigli che erano stati dati da altri. Se sono stati commessi degli errori sono pronti a pagare, ma solo dopo una verifica reale e attenta dei fatti".
di Valerio Baroncini
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