Notizie Ferrara
 TV   FOTO E VIDEO BLOG SERVIZI LAVORO ANNUNCI CASA
IL CASO

'Cartelle pazze', arrivano le scuse di Equitalia

L'azienda ammette: "Le bollette con cifre astronomiche sono chiaramente un errore, invieremo al più presto le raccomandate con gli importi esatti, assieme a una lettera di scuse"

Dimensione testo Testo molto piccolo Testo piccolo Testo normale Testo grande Testo molto grande

Migliaro, multa miliardaria alla famiglia Storari (Businesspress) Parma, 3 luglio 2009 - Oltre 4500 cittadini hanno ricevuto 'bollette pazze': cartelle in cui si richiedevano importi spropositati che hanno fatto sudare freddo gli ignari contribuenti. C'è chi, un 54enne in provincia di Ferrara, leggendo che doveva pagare "800 milioni di euro", è addirittura svenuto.

Un caso che ha riguardato tutta l'Emilia, in particolare le province di Parma, Reggio e Ferrara, dove sono arrivate cartelle esattoriali secondo le quali i cittadini dovrebbero pagare cifre letteralmente 'astronomiche'. Ora arriva la presa di posizione ufficiale di Equitalia, la società addetta alla riscossione di tributi.

"In merito alla spedizione dei preavvisi di fermo amministrativo contenenti importi palesemente errati avvenuta nei giorni scorsi nelle province di Parma, Piacenza, Reggio Emilia e Ferrara - si legge in una nota diffusa dalla società - l'amministratore delegato di Equitalia Emilia Nord, dott. Alessandro Moro, invierà senza ritardo una formale lettera di scuse ai cittadini destinatari degli stessi.


Nella lettera
si riconosce l'errore di stampa e si dichiara nullo il documento. Nei prossimi giorni verranno inviati i nuovi preavvisi di fermo, in sostituzione di quelli errati, con l'esatta indicazione degli importi dovuti".










Se il codice risultasse illeggibile CLICCA QUI per generarne un altro

 

LA FOTO DEL GIORNO

Il 'Suonatore di Liuto' di Caravaggio (omaggio)

Caravaggio arriva a marzo in Castello

Nella primavera 2010 tornerà in Italia il 'Suonatore di Liuto', opera simbolo della pittura del Seicento: sarà a Ferrara, anche se solo per pochi giorni, grazie ad un prestito del Museo statale Ermitage di San Pietroburgo