Nuovo caso legato agli avvisi di Equitalia: protagonista un coiffeur del centro, che si è sentito male dopo aver aperto la busta. Intanto cresce la rabbia di chi ha ricevuto le folli bollette: non si accontentano delle scuse
Ferrara, 5 luglio 2009 - Sindrome da... ‘cartella pazza’. Potrebbe essere questa la diagnosi per il parrucchiere di Ferrara colto ieri da malore, e ricoverato per accertamenti al Sant’Anna, dopo aver visto l’importo stratosferico dell’errato avviso di accertamento di Equitalia.
Una disavventura analoga a quella toccata, due giorni fa, ad un artigiano di Jolanda di Savoia. Nuovo e malcapitato protagonista è uno dei più noti ‘coiffeaur’ del centro, il sessantenne Roberto Roncaglia; l’uomo si trovava nel proprio salone di via Bersaglieri del Po quando, tra un taglio di capelli e una messa in piega, ha aperto la raccomandata che era andato a ritirare un paio d’ore prima alle Poste centrali. "Mio padre ha avuto solo il tempo di chiamare il commercialista, per chiedere chiarimenti — racconta, preoccupato, il figlio Raffaele —, poi ha avvertito palpitazioni e tremori".
Del resto, con un presunto salasso da... 309 miliardi di euro, chiunque avrebbe rischiato un mezzo infarto. E Roncaglia, che alcuni anni fa ha subito un delicato intervento al cuore (gli sono stati impiantati ben quattro bypass), a quel punto ha ritenuto opportuno contattare non solo il commercialista ma soprattutto il medico. Risultato? "Accompagnato da una cliente — prosegue il figlio — è andato al Sant’Anna per accertamenti medici. Probabilmente sarà ricoverato sino a domani per valutare l’assenza di gravi conseguenze".
Come per l'artigiano di Jolanda, scatta la possibile azione legale: "Un errore del genere non è comprensibile — afferma Raffaele Roncaglia —, nel 2009 non possono accadere situazioni del genere, con tanta leggerezza. Molto probabilmente intenteremo un’azione legale nei confronti di Equitalia". Accludendo proprio il certificato medico di ricovero, che testimonia con chiarezza come l’uomo abbia subito un repentino ed accentuato stato di stress. La protesta comunque monta, anche a seguito delle comunicazioni della società. "Delle scuse del signor Alessandro Moro, amministratore delegato di Equitalia, non so cosa farmene. Un errore così pazzesco non può essere cancellato soltanto con una letterina...", tuona un altro cittadino. I ferraresi coinvolti (e stravolti) dal caos delle ‘cartelle pazze’ fanno fronte comune; l’errore in un computer nella sede romana della società ha innescato l’invio di 4500 avvisi di ‘fermo amministrativo di beni mobili registrati’; centinaia nel territorio ferrarese.
Gli importi sono pazzeschi: "Talmente assurdi che chiaramente ci si rende conto che si tratta di un errore — afferma Gianluca Musacchi, trent’anni, artigiano di Massafiscaglia —. Però la giustificazione non regge; prima di inviare migliaia di accertamenti la società abbia l’obbligo di controllare, evitando che si diffonda un vero e proprio allarme". Anche al ragazzo di Massafiscaglia, il recapito della ‘cartella pazza’ ha suscitato, inizialmente, "un autentico panico: per l’inoltro di un atto immotivato, poi per lo stupore della cifra". Nel suo caso, 990 milioni di euro: "Però nelle prime righe c’è scritto che il carico scaduto ammonta complessivamente a 310 miliardi di euro — sorride Musacchi —, poi con... magnanimità Equitalia mi applica un forte sconto e si accontenta di poco meno di un miliardo di euro! Le scuse non bastano, se ci sarà un’azione collettiva anche da parte delle associazioni dei consumatori, sono intenzionato ad aderire".
"Si tratta di procurato allarme" incalza Domenico Perone, operaio copparese che dopo aver segnalato al ‘Resto del Carlino’ la propria disavventura, si è presentato agli sportelli di Equitalia all’ex Borsa di viale Cavour: "Mi hanno detto che è stato tutto cancellato, di buttare via la cartella che forse ne arriverà una con l’importo corretto. Ma per questo errore così grave, qualcuno deve pagare. O con un risarcimento ai cittadini che sono stati presi di mira, o licenziando chi non si è dato cura di controllare le cartelle prima che fossero spedite a tutta quella gente!".
Una questione di principio, dunque. Le segnalazioni si infittiscono (venerdì nella sede di Equitalia si sono presentati oltre trenta cittadini, perplessi e infuriati). E c’è chi lancia accuse via fax: "Siete ridicoli e vergognosi — si sfoga una donna, che risiede a Masi Torello —, io vivo con due figli, abito in una casa in affitto ed abbiamo solo lo stipendio di mio marito, di 1300 euro al mese. Com’è pensabile che possiamo pagare 900 milioni di euro?".
di Stefano Lolli
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