Crisi infinita, Felisatti chiusa
Incognita per tremila cassintegrati
Iniziano a scadere i primi ammortizzatori sociali: la Felisatti chiude, altri 300 operai sono con il fiato sospeso. Per i cassa integrati, il governo pare non intenzionato a dilatare le 52 settimane della cassa

Ferrara, 2 ottobre 2009 - La prima vittima, anche se non possiamo parlare solo di ‘killeraggio’ per mano armata dalla crisi — c’è. Si chiama Felisatti ed è, di fatto, la prima azienda ferrarese di discrete dimensioni che chiude le porte nell’età della recessione.
A luglio scadeva la cassa integrazione straordinaria per i 48 lavoratori della ditta storica specializzata in elettroutensileria e, nonostante le richieste dei sindacati, la proroga dell’ammortizzatore sociale è stata negata sia a livello regionale sia a livello ministeriale. Tanti saluti, e oltre una trentina di lavoratori sono rimasti a spasso: "Alcuni hanno cambiato vita — spiega Riccardo Grazzi (Fiom-Cgil) —, la maggioranza invece è in uno stato di totale disoccupazione. In fabbrica l’attività è cessata".
E i poveri dipendenti? La loro battaglia (alcuni fino a marzo erano ancora in magazzino a disposizione dei due liquidatori, segno forse però che qualcosina di più si poteva fare per salvare la baracca) sembra essere stata non aver portato purtroppo grossi frutti ma Provincia e sindacati si stanno spendendo per aiutarli a frequentare corsi formativi e immetterli nel circuito ‘buono’ del lavoro. Altra azienda per cui sono in arrivo tempi bui è la Bbs-Riva: divisa in due tronconi, l’azienda vede 200 dipendenti ora in quota Igs tutti in cassa integrazione ordinaria e 130 in quota tribunale che entro ottobre (la dead-line è il 25) rischiano il licenziamento.
"Chiederemo una proroga — spiega Riccardo Gallottini (Uilm) — ma la situazione è delicatissima". Stesso discorso per Romagna Ruote, 200 dipendenti: la cassa integrazione termina alla fine del mese di ottobre e si spera in una proroga di tre mesi per permettere la vendita della ditta. In Provincia è previsto un incontro per la prossima settimana proprio sul tema.
Intanto, che fine faranno gli oltre tremila cassintegrati ferraresi? Torneranno tutti al lavoro? Oppure qualcuno entrerà in mobilità? Le previsioni per il momento non sono proprio felicissime. La vera incognita sono le 52 settimane: il governo sembra non sia intenzionato a consentire una dilatazione dei tempi della cigo oltre questo termine. Quindi entro la fine dell’anno molte aziende ferraresi dovranno ricorrere ad altri strumenti.
In alternativa c’è solo la Cig in deroga da contrattare con la Regione: già 78 aziende ferraresi hanno ottenuto questo beneficio. Quindi bisogna capire quali fondi troveranno i tecnici di viale Aldo Moro per garantire la sopravvivenza delle piccole e medie imprese. Da una percezione dei sindacati, sono almeno una ventina le ditte a rischio chiusura: le 52 settimane infatti sono agli sgoccioli e non si capiesce bene quale tipo di conteggio sia stato fatto: ad esempio in certi casi è calcolata come settimana di cig anche l’aver utilizzato un solo giorno in una settimana.
Ma le prospettive, in sintesi, quali sono? "Il clima di fiducia delle imprese, pur restando negativo, potrebbe aver raggiunto nel secondo trimestre il punto di svolta inferiore, dato che manifesta ora lievi segnali di miglioramento — si legge nella relazione che accompagna l’ultima analisi dell’osservatorio dell’economia della Camera di Commercio —. E’ soprattutto l’artigianato il settore che mostra una crescita della fiducia relativa ai livelli produttivi che verranno conseguiti nel terzo trimestre. Per quanto riguarda le previsioni sull’evolversi degli ordinativi, poi, le tendenze indicate dalle imprese consentono di ipotizzare un proseguimento delle difficoltà sui mercati esteri anche nel 5 corso del terzo trimestre".
