Shopping festivo, la Diocesi
frena su nuove aperture
Il Comune tratta con associazioni e grande distribuzione l'aumento delle aperture domenicali: ma scatta il 'monito' della Diocesi estense
Ferrara, 8 febbraio 2010 - "Nel nopstro mondo concitato, molti auspicano di poter fare la spesa 24 ore al giorno e 365 giorni l’anno. Ma una comunità ha bisogno di tempi di lavoro e di riposo condivisi da tutti, proprio per rimanere una comunità". Quella esplicitata con queste parole da don Andrea Masini, direttore dell’Ufficio della Pastorale del Lavoro della Diocesi di Ferrara-Comacchio, non è una ‘scomunica’ delle aperture festive di negozi e centri commerciali; ma la presa di posizione rappresenta un punto rilevante nel confronto — aperto in sede istituzionale — sull’allargamento delle autorizzazioni.
Non si tratta di un’invasione di campo: qualche giorno prima di Natale, infatti, i sindacati del commercio avevano scritto una ‘lettera aperta’ all’arcivescovo Paolo Rabitti, e a quelli di Modena e Bologna. Proprio il bacino di attività di Coop Estense, che com’è noto ha chiesto al Comune — in cambio di contributi per oltre 100 mila euro alla promozione del centro storico — di allargare le maglie dei permessi. Passando dalle attuali 13 aperture domenicali, ad oltre trenta.
"La difesa del giorno di riposo collettivo che nella tradizione occidentale coincide con la domenica, il Giorno del Signore, — scrive don Andrea Masini —, non rappresenta la nostalgia arcaica di una società contadina che non esiste più, ma l’affermazione della priorità dell’uomo e delle sue esigenze più profonde, anche nel mondo dell’economia, del commercio e della tecnica». Un mondo in cui si assiste "a un tentativo di modifica dei rapporti sociali da parte di poteri e culture che identificano il benessere con la produzione continua ed il commercio privo di limiti, senza tenere conto della qualità dei rapporti personali e delle dimensioni spirituali della vita di ciascuno, e della famiglia".
Una posizione oscurantista? Tutt’altro. La Chiesa prende atto che "la legislazione italiana ha già stabilito che il riposo domenicale cada di domenica, precisando possibili deroghe: sanità e assistenza, trasporto pubblico, lavorazioni a ciclo continuo, ampi settori dell’agricoltura, il comparto turistico, per citare alcuni esempi — afferma don Andrea Masini —; non ci sono obiezioni di principio alla possibilità di lavorare anche di domenica, è però necessario che il metro di misura sia molto preciso. In caso contrario le necessità sarebbero infinite".
Il metro anche per la Diocesi ferrarese, più che preciso, è rigoroso: il commercio non rientra tra queste categorie essenziali, anzi la Chiesa "chiede ai cristiani di porsi in modo critico di fronte allo shopping domenicale", il garbato monito del direttore dell’Ufficio della Pastorale del Lavoro. Sottolineando che "la difesa della domenica come giorno di riposo per tutti va ben oltre i limiti delle comunità cristiane. E’ un compito di civiltà che si allarga alla dialettica fra imprenditori e sindacati, al dibattito culturale, alla responsabilità delle istituzioni".
La palla passa al sindaco Tiziano Tagliani, impegnato nel confronto con Coop Estense e associazioni del commercio; i sindacati registrano con soddisfazione l’ideale ‘benedizione’ della propria contrarietà all’aumento indiscriminato delle aperture festive, cosa farà ora il sindaco cattolico? Cederà alle lusinghe della grande distribuzione o obbedirà al richiamo spirituale?
di Stefano Lolli
