'Laguna gate'
A Comacchio
l'inchiesta
si allarga ancora
Nell'inchiesta di Comacchio ora spunta anche il nodo Ponte San Pietro: il 'vecchio' procedimento contro l'architetto Pini ha lo stesso numero di quelli su centro per il fai da te e nuovo porto
Ferrara, 9 febbraio 2010 - Una questione di numeri: 4132. Come il numero del procedimento per l’inchiesta sul caso Comacchio calcio, sponsorizzazioni sospette e permessi facili per la costruzione di un centro per il fai da te. 4132 come quello dell’inchiesta sul nuovo porto turistico, dagli orizzonti non ancora ben definiti ma che, si sospetta, ha messo gli occhi su personaggi di vari schieramenti politici. 4132 come quello dell’inchiesta sul ponte San Pietro. Toh, proprio il tormentato ponte dei sospiri inaugurato nei giorni scorsi in pompa magna (ma c’è da esultare, per un’opera pubblica impantanata per anni?) avrebbe in qualche modo dato origine alle inchieste odierne. Che ieri hanno visto gli interrogatori dei quattro finiti ai domiciliari, la dichiarazione da parte di tutti di estraneità ai fatti contestati e la decisione del gip Silvia Migliori di prendere almeno 48 ore di tempo prima di decidere sull’eventuale (o meno) liberazione di Gramolelli, Farinelli, Cavallari e Carli. Ma torniamo al Laguna-gate.
I fatti. Il 28 maggio 2008 l’architetto Antonio Pini viene rimosso dal suo incarico di dirigente del settore urbanistica in Comune a Comacchio. A fine luglio 2008 e inizio agosto 2008 il sindaco Cristina Cicognani e l’assessore all’urbanistica Berto Cavallari rendono una relazione ai carabinieri sui lavori pubblici comacchiesi. I carabinieri in agosto vanno in Comune a Comacchio e acquisiscono atti sulle tristemente famose casette in spiaggia e sul ponte San Pietro. Dopo poco i quotidiani danno la notizia che Pini, assistito dall’avvocato Maria Mezzogori, è indagato per l’ipotesi di reato di abuso in atti d’ufficio e corruzione. Il numero del procedimento è il 4132, confermano i legali.
A questo punto nell’inchiesta entra la persona definita nei giorni scorsi dal Carlino come il grande accusatore: l’ingegnere Sergio Marinelli. Anche lui ‘silurato’ per la questione dei ritardi del ponte San Pietro dall’amministrazione (era il giugno 2008) e anche lui, conferma l’avvocato Simona Maggiolini, indagato per il ponte nel procedimento 4132. Dunque Marinelli fa parte dell’inchiesta (e come tale ha ricevuto la comunicazione di persona sottoposta a indagini per fatti relativi a dicembre 2008 e maggio 2009) e, nel luglio del 2009, viene sentito due volte. E’ in queste occasioni che Marinelli parla ma, è certo, anche se le sue dichiarazioni hanno avuto un enorme peso specifico nell’ordinanza di custodia cautelare ai domiciliari dell’altro giorno, non è l’unico imprenditore a parlare nella maxi inchiesta.
Le prospettive. Inchiesta sul ponte di San Pietro, partita sotto impulso di dichiarazioni dell’amministrazione. Inchiesta sui permessi e sulle sponsorizzzazioni, con Marinelli che parla e non solo. In questo contesto si inseriscono le intercettazioni che portano al filone del nuovo porto turistico (coinvolte altre persone). E porto turistico e permessi per realizzare il centro per il fai da te finiscono — ieri mattina — al centro degli interrogatori davanti al giudice Migliori.
Il primo a varcare la soglia del tribunale, poco prima delle nove, è Manlio Carli, assistito dall’avvocato Antonio Vinci: un’ora tonda di colloquio e poi l’uscita. Col sorriso sulle labbra: "Siamo sereni, abbiamo dimostrato l’estraneità ai fatti e aspettiamo fiduciosi l’esito delle indagini", spiega Vinci. "Io non ho mai preso un euro per il centro per il fai da te e gli atti compiuti sono tutti legittimi — dice Manlio Carli —. Sul porto poi ho dato parere sfavorevole e dunque sono davvero tranquillo". Dopo Manlio Carli tocca a Berto Cavallari, che raggiunge il tribunale insieme al suo avvocato Francesco Vinci ed entra con passo sicuro in Borgo Leoni. Nessun commento da parte dell’assessore all’urbanistica all’uscita (prima di farsi interrogare aveva rassegnato le dimissioni al sindaco Cicognani) ma la soddisfazione è palpabile dalle parole di Vinci: "Per la prima volta siamo stati sentiti e l’inchiesta c’è da un anno. Cavallari ha confermato la bontà del suo operato e spiegato gli atti. Non ha mai ricevuto un centesimo e speriamo nella revoca dei domiciliari".
Alle 11.37 (l’interrogatorio di Cavallari è stato il più lungo) arriva Eugenio Gramolelli, visibilmente il più provato. Ma il suo sarà, difeso dal legale Massimo Mazzanti, un interrogatorio-flash che preluderà, poco dopo mezzogiorno, a quello di Filippo Farinelli: "Non sono fotogenico", il commento dell’ex vicepresidente del Comacchio Calcio, accompagnato dall’avvocato Carmelo Marcello. Per entrambi la fermezza nel negare gli addebiti contestati. E adesso? Entro domani il giudice dovrebbe sciogliere la riserva (massimo riserbo dal pm Nicola Proto sui pareri) anche se ha cinque giorni di tempo come termine massimo.
di Paola Vancini
