La cura Zamboni conquista il web:
migliaia i fans
Facebook e Youtube danno visibilità alla sperimentazione del metodo del chirurgo ferrarese che studia il rapporto tra Ccsvi e Sclerosi Multipla: tantissimi i gruppi che lo sostengono

Ferrara, 27 aprile 2011 - La cura Zamboni ‘viaggia’ sui social network, e trova in Facebook e Youtube due validi alleati. Il tam tam mediatico si diffonde come un virus, al punto che dà il la a un vero e proprio dibattito nazionale in Canada sulla necessità di avviare studi clinici sulla cura ‘made in Italy’ che intende combattere la sclerosi multipla. Sul presunto ‘people power’ evidenziato da questo caso - il potere dei cittadini di influenzare la ricerca e le decisioni delle Istituzioni sanitarie - riflettono Roger Chafe e i suoi colleghi della Memorial University of Newfoundland, in un commento apparso questa settimana sulla rivista ‘Nature’.
Nel 2008 Paolo Zamboni, chirurgo vascolare ferrarese, ha ipotizzato una nuova concausa della sclerosi multipla ravvedendola in un’insufficienza venosa cerebro-spinale cronica, nome in codice Ccsvi, che può essere risolta, a detta dello studioso, intervenendo sull’ostruzione con un opportuno intervento chirurgico. Così, senza l’uso di farmaci, la sclerosi multipla retrocederebbe dal suo implacabile e progressivo avanzare.
Lo studio targato Zamboni era di modeste dimensioni, riflettono i ricercatori guidati da Chafe, non condotto in cieco nè tantomeno randomizzato, ma è stato ampiamente pubblicizzato in Canada, grazie al passaparola sul web. Tant’è che su Facebook i gruppi pro-Zamboni sono spuntati come funghi con decine di migliaia di fan all’attivo, anche se nessun ricercatore del Paese Nord americano nè tantomeno la locale ‘Multiple Sclerosis Society’ hanno sostenuto la necessità di finanziare con fondi pubblici gli studi clinici sul trattamento della Ccsvi.










