La lettera del papà di Aldro dopo la condanna

Riportiamo la lettera di Lino Aldrovandi pubblicata sul blog dedicato al figlio Federico. La sentenza della corte d'appello di Bologna ha confermato la condanna a tre anni e sei mesi ai quattro poliziotti

Federico Aldrovandi (Businesspress)

Caro Federico, siamo tornati dal processo d’appello. Condanna confermata. Siamo a 2/3 del guado se gli avvocati dei 4 individui che uccisero Federico senza alcuna ragione ricorreranno in Cassazione, ma i fatti processuali sono questi e nessuno li potrà più nascondere e penso che il licenziamento di queste persone sia quasi un atto dovuto, a prescindere da “certe regole”. L’impunità, se esistesse deve essere sconfitta.

Dopo tanta morte vorrei parlarti di vita, d’amore, di sole, di terra, di mare, del tuo cagnolino, del tuo gatto, dei tuoi sogni, delle tue speranze, e sorriderti, sorriderti, e dirti di non preoccuparti che io, la mamma, tuo fratello, e tantissime persone, ti vogliamo un bene immenso, bello, pulito.

E’ commovente, ma grandioso l’amore che si è creato intorno al tuo nome, tra persone e persone e non riesco ancora a crederci…

E se anche un miliardesimo di Giustizia ora ci avvolge come una carezza, si stà male Federico, caro figlio, e come dice Riccardo, uno degli splendidi avvocati di questa storia, fatta anche di belle persone, nel vero senso della parola: “e’ come se non fosse successo niente perché tu maledettamente non rientrerai mai più da quella porta”.

Il tuo cuore che da piccolino mi facevi ascoltare entusiasta e meravigliato il tuo battito, ci ha lasciato attraverso le terribili e disumane ricostruzioni processuali, l’ultima verità della tua splendida esistenza, quasi a volermi dire, con un ultimo atto d’amore: “hai visto papà, volevo che mi ricordassi solo per quello sono stato. Non sono un eroe papà e mai e poi mai avrei voluto esserlo e tu lo sai bene. Ero un ragazzino semplice, con i pregi e i difetti di chi si affaccia alla vita, ma ti volevo bene papà e non potevo lasciarti così. Sii fiero di me papà e cerca anche tu di volerti bene. Ora vado, ho voglia di riposare, è stato faticoso stare lì con Voi con la mia anima, ma ne è valsa la pena. Quando sarai stanco, tienimi ancora nella tua mano papà, come quando nell’incubatrice, io piccolissimo e leggerissimo, quasi un angelo, attraverso la tua mano, sentivo il calore e la forza del tuo amore”.

“Si Federico, ora per un po’ di tempo non vorrei più pensare agli infami, ai vigliacchi, agli assassini, ai depistatori. Vorrei comunque, con tutta la mia ultima residua forza che la legge facesse almeno il suo corso”.
 

 

Solo tu Federico forse un giorno li potrai perdonare, ma io mai. Mai.

La vita, mi hanno detto che da qualche altra parte continua, e voglio provare a crederci, anche perché i tantissimi cuori che ci sono stati vicini, e le cose incredibili che sono accadute durante il processo, come se da qualche parte qualcuno si fosse divertito a guidare i suoi attori, anche quelli della parte avversa (vedi gli avvocati difensori di quei 4 quando tirarono in ballo il Professor Thiene con la teoria “della morte improvvisa”. Ebbero una pronta smentita, anche stizzita dallo stesso anatomopatologo che anzi, grazie al suo sapere (famosa la sua frase: “si sa quel che si vede… in teoria bacchettando bonariamente altri periti…”) riuscì a leggere attraverso il cuore di Federico le cause della sua morte. Federico morì per un colpo terribile, per una compressione, altro che infarto. Ma di prove comunque contro quei 4 affinchè fossero condannati ce ne erano tantissime.

 

Oggi comunque, alla luce di questa sentenza di II°, che arriva a confermare quella di I° grado del 6 luglio 2009 chi alzerà gli occhi al cielo, lo farà ancora di più a testa alta restituendo rispetto e dignità, non solo a te Federico, ma a quella cosa che noi qui chiamiamo vita e che appartiene, uguale uguale, sia a chi veste una divisa, sia a chi non la indossa, con la bellezza e l’orgoglio che chi la indossa ha il privilegio e l’obbligo di proteggerla e non di bastonarla e soffocarla, annientarla, ucciderla.

Ora provo a sognare di averti ancora accanto e per un attimo, e guardando questa foto bellissima, tento nel mio immaginario di avvicinare il mio calice al tuo, come penso quello di tantissime altre persone, quasi una famiglia allargata. Poi ti saluteremo Federico perché è giusto che riposi in pace, ma sappi che qui sarai ricordato con amore.

Te l’avevo promesso, te l’avevamo promesso che ti avremo difeso ad ogni costo. Ora tutti sanno del male che ti hanno fatto. Io e la mamma? Niente di che. Non abbiamo fatto altro che raccontare il tuo dolce e magnifico passaggio su questa terra. Non era difficile Federico, non era difficile. Un bacio e una carezza a te, ai tanti figli lì con te e ai figli quaggiù.

Ciao Federico.

Lino Aldrovandi
 

Fonte http://federicoaldrovandi.blog.kataweb.it/

Pubblicità locale
Trova aziende e professionisti
Powered by ProntoImprese

  • Notizie Locali
  • il Resto del Carlino:
  • La Nazione
  • Il Giorno
  • Blog
Copyright © 2013 MONRIF NET S.r.l. - Dati societari - P.Iva 12741650159, a company of MONRIF GROUP