Caccia aperta a Saed, il graffittaro che deturpa il centro

Non ha ancora un nome il vandalo che da anni dipinge con la sua 'firma' su muri, cassonetti, colonne e saracinesche 

SCRITTE SUI MURI
SCRITTE SUI MURI

Ferrara, 4 agosto 2011 - LO CERCANO da anni. Senza successo. E lui continua a sporcare la città con la sua firma. Il tag (ossia, la firma) «Saed» compare dappertutto, sui cassonetti, sui muri del centro storico, sulle saracinesche, sulle buchette della posta, sulle colonne. Usa una bomboletta, cambia continuamente il colore: azzurro, nero, verde, viola. Non si sa altro di lui. La polizia gli dà la caccia da molto tempo. C’è chi dice possa trattarsi di un ragazzo alto un metro e novanta, che gira in sella a una graziella. Chi invece sostiene di averlo notato in altre province. C’è addirittura un gruppo su Facebook dedicato alla misteriosa identità di questo writer che da tempo imperversa sulle pareti emiliano romagnole con la sua griffe. Ma Ferrara pare essere una delle sue mete preferite.

ABBIAMO fatto un giro, all’interno delle Mura, sulle sue tracce. Un percorso cadenzato dalla presenza costante di scritte, murales; colorati o meno. Ce ne sono quasi ovunque. Quando mancano, è perché si nota il salto di colore sulla vernice, segno che i muri sono stati riverniciati da poco, a coprire l’«estro» di qualche vandalo. Partiamo dalla piazzetta su via Gobetti: è completamente imbrattata. «Non si può andare avanti così», commentano infuriate le commesse dei negozi della zona. «Praticamente ogni mattina siamo costrette a pulire, con forza, per cercare di rimuovere i disegni, che arrivano anche sulle vetrine. Poi, l’indomani, ricomincia la stessa storia».

ZONA UNIVERSITARIA, piazza Ariostea. Lì qualcuno ha scelto come bersaglio le saracinesche dei ristoranti, delle gelaterie e dei bar. Segni incomprensibili, di nessun valore artistico; piuttosto lampante segnale di trascuratezza e della volontà di deturpare qualsiasi superficie capiti sotto mano. Sui cassonetti della spazzatura, invece, qualcuno si è cimentato in una pseudo opera grafica multicolor. Il viaggio continua lungo via De’ Romei. Il muro di destra è invaso. Le scritte sono coperte da alcune croci, arancioni. Ne vedremo diverse in giro per la città. Forse un codice per indicare i punti in cui l’intonaco dovrà essere sistemato. E ancora avanti, verso la zona di Cortevecchia. Alcuni angoli sembrano abbandonati. «Qui pare di stare in un ghetto», scuotono la testa due negozianti. «Guardate, anche la parete del Comune è completamente insozzata. E lasciano tutto così com’è».

Ci chiedono di andare a guardare nella zona di via Arianuova. Lì, davvero, «l’inciviltà regna sovrana», come denunciano i residenti.  Sotto i portici, nei muretti di recinzione della scuola materna, tra un esercizio commerciale e l’altro, la musica è sempre la stessa. Questo è il regno di «Saed». Ha marchiato il territorio in ogni modo e in tutte le direzioni. Passa una signora in bicicletta, rallenta, dà un’occhiata al muro. Sbuffa e se ne va: «E pensare che c’è chi la chiama arte».

di BENEDETTA SALSI

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