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Rimborsi e diarie: conti in tasca ai parlamentari

I soldi della 'casta'

Ecco come i parlamentari ferraresi utilizzano l’indennità per collaboratori e servizi

 

di Stefano Lolli

Dario Franceschini con Sandro Bratti
Dario Franceschini con Sandro Bratti

Ferrara, 9 gennaio 2012 - «ORMAI SONO scoraggiato: l’etichetta di... casta è destinata a restarci attaccata qualunque cosa facciamo». Dario Franceschini, capogruppo del Pd alla Camera, non contesta le polemiche sugli stipendi e le indennità dei parlamentari. «C’è un giusto richiamo al rigore, ma si sconfina nella demagogia e spesso non si considerano i fatti: di recente ci siamo ridotti lo stipendio di 1500 euro al mese, e non c’è stato un giornale o una tv che abbia riportato la notizia». Si guarda invece al ‘tesoretto’ da oltre 3mila euro al mese che un tempo veniva definita indennità per i portaborse, e che oggi invece è contabilizzata come «rapporto eletti-elettori»: «Con quella somma io dò innanzitutto i soldi al partito — dice Franceschini —, 1500 euro a Roma e 700 a Ferrara; poi, regolarmente registrato, pago a titolo di rimborso lo studio legale al quale sono associato in città, perchè in qualche modo lo utilizzo anche come ufficio politico. Comunque, al di là del mio caso personale, ritengo doveroso mettere le mani nella questione: a gennaio riprenderemo il ragionamento, e credo che la strada più seria sia quella di introdurre un obbligo di documentazione delle spese, con verifica e certificazione da parte della Camera o del Senato. E se perciò qualcuno con quei soldi non fa quello che dichiara, non li deve percepire o addirittura può subire sanzioni».

CONCORDA Teresa Bertuzzi, senatrice del Pd: «Sono molto arrabbiata con chi fa demagogia spicciola, peccato che spesso si tratti delle stesse persone che qui in Parlamento avrebbero potuto e dovuto fare pulizia e trasparenza — afferma l’ex sindaco di Copparo —; sulle indennità ritengo anch’io che vada introdotta una documentazione rigorosa». Per quanto riguarda i ‘portaborse’, la Bertuzzi ne ha ben tre: «Ma chiamiamoli collaboratori, per carità — sorride —: ci sono due ragazzi tra Ferrara e Copparo, ed una che mi aiuta a Roma per studiare i provvedimenti legislativi. Se sei un... peones come me, hai bisogno di qualcuno che ti corregga i compiti! Li pago a progetto, di fatto sono l’alternativa ai servizi che nelle altre nazioni vengono garantiti ai parlamentari a spese delle istituzioni. Ora in Italia si guarda perciò ai 3mila euro circa che un senatore o un deputato ha a disposizione per questa voce, ma pochi sanno che in Francia o Germania è il parlamento a sostenere questi costi, con cifre ben più esorbitanti».

TIENE invece un vero e proprio bilancio l’altro deputato del Pd Sandro Bratti: «Sul mio blog chiunque può verificare le cifre esatte». Sono 222.623,67 euro l’anno, con un utile di 73433,58 euro. «Una bella somma, ma quando ero direttore regionale dell’Arpa guadagnavo di più a fronte di minori costi», dice Bratti. Che ricorda di aver versato «50mila euro di contributo al partito quale contributo per l’elezione: nessuno se lo ricorda. E dei 3600 euro di indennità per gli ex portaborse, a fine mese ne rimangono 200-300 se va bene: quasi sempre finiscono in contributi a associazioni legate al Pd».

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