Vive a Poggio e ha 27 anni: "Il mio è uno sport estremo"
di Cristina Romagnoli
Ferrara, 7 febbraio 2012 - Ervin Murataj. Ha finalmente un nome il podista poggese divenuto un fenomeno su Facebook per le sedute di allenamento in soli calzoncini. Nulla di strano, si dirà. Certo, se non fosse perché questo atleta corre scalzo e senza null’altro che i pantaloncini fra la neve, a temperature davvero proibitive. Noi, ovviamente attrezzati per il grande gelo, lo abbiamo raggiunto sul vialetto della stazione, dove Ervin, appoggiati i vestiti a una panchina, si sta dedicando alle sue ‘vasche’ giornaliere. Una signora dal balcone gli grida «che coraggio», lui saluta con la mano come se il suo gesto atletico fosse consueto. Non lo è. Almeno dalle nostre parti. Nel nord ed est Europa sì, ci rassicura fermandosi.
La pelle rossa per il freddo pungente, ma il sorriso sulle labbra si racconta. Lui viene dall’Albania, da Tirana: ha 27 anni e corre nelle neve dall’età di 14. «Vivo a Poggio Renatico da sei mesi – spiega -. Sono qui per imparare a parlare l’italiano: starò qua per un po’ e mi piacerebbe iscrivermi l’anno prossimo all’Università». La domanda non può attendere un istante di più: perché corri nella neve? «Si tratta di un bagno di neve – argomenta -. Nei paesi nordici lo fanno comunemente: in Russia a meno venti gradi. E ci sono dei benefici: per gli stimoli che giungono agli ormoni del cervello dal contatto con la neve. Fa bene, come le punture delle vespe, al cervello e al sangue».
Ci rassicura: freddo non ne sente, magari qualche fastidio ai piedi. «E’ il problema di questo snow sport – riferisce -. E’ uno sport ‘estremo’, che non tutti possono praticare. Io lo pratico da ragazzo tutti gli anni, andando in montagna, visto che Tirana è pianeggiante come Poggio e Ferrara. Il limite non sono i chilometri, ma la resistenza». Dopo aver battuto il record di condivisioni sulle bacheche Facebook, Ervin ora si propone di entrare nel guinness con le tre ore corse, dalle 11.30 alle 14.30 nella neve sabato sul vialetto della stazione.
di Cristina Romagnoli