Il consigliere comunale Simone Lodi condannato a due anni per corruzione

Al consigliere, passato al gruppo misto, è stato anche disposta l’interdizione dai pubblici uffici per due anni e la confisca dei beni per 4.000 euro

Ferrara, 29 novembre 2013 - Consigliere comunale di Ferrara condannato a 2 anni per corruzione. E' la sentenza emessa dal tribunale di Ferrara nei confronti di Simone Lodi. Lodi prima faceva parte del Pdl, poi è passato al gruppo misto (è stato promotore della lista Ferrara Futuro insieme per le prossime amministrative).

I giudici Marini, Testoni e Attina’ lo hanno riconosciuto responsabile di corruzione per un atto contrario ai doveri d’ufficio, cosi’ come ipotizzato dal pm Castaldini che aveva chiesto una condanna leggermente inferiore, un anno e sei mesi. Il tribunale ha anche disposto l’interdizione dai pubblici uffici per due anni (una pena accessoria che diventera’ esecutiva solo a sentenza definitiva) e la confisca di beni per 4.000 euro, corrispondenti alla somma al centro delle accuse.

I giudici infatti, accogliendo la tesi della procura, hanno stabilito che Lodi nel novembre del 2008, quando faceva parte della III Commissione consigliare (Urbanistica) (era consigliere d’opposizione di centro-destra, con il Pdl), si adopero’ per votare a favore di due pratiche in cambio di 4.000 euro.
Alessandro Rizzo, proprietario di un terreno nella zona sud-est della citta’, gli aveva chiesto di appoggiare la richiesta di poter recuperare alcuni fabbricati a uso abitativo, e in cambio del favore Lodi avrebbe preteso inizialmente 10mila euro, poi “scontati” a 4000. Rizzo aveva gia’ patteggiato la pena di 4 mesi.
Tra i principali accusatori di Lodi, c’era il fratello Nicola, che al processo aveva riferito che prima di denunciare i fatti che coinvolgevano Rizzo e il fratello Simone si consulto’ - visto che era un militante del suo movimento politico - con l’onorevole Alessandra Mussolini, che gli disse di denunciare il fatto. I difensori, lo studio Andriulli, attendono la motivazione tra 90 giorni per valutare il ricorso in appello contro la condanna.

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