Ferrara, 21 settembre 2016 - Dottor Di Lascio, i dati parlano di una cresciuta di aborti. Quali sono le ragioni che spingono una donna a interrompere la gravidanza?

«Sono convinto di una cosa: che sia la scelta più difficile che una donna possa fare, la più dolorosa, non ho mai pensato e mai penserò che è una scelta che viene fatto con leggerezza. E nessuno può farla al posto suo. Se ne può parlare, se ne può discutere, ci si può confrontare, ma alla fine la scelta è individuale e credo non sia diritto di nessuno intervenire su una scelta del genere».

Sono ragazze giovani, quelle che decidono di interrompere la gravidanza?

«Tendenzialmente i due picchi sono sotto i 25 anni e al di sopra dei 30-35. Anche donne che hanno già figli e che non ne vogliono altri. Oppure ragazze single. Nel corso degli anni non ho mai visto la coppia, è sempre una scelta in solitaria della donna: forse è anche questo il problema. E che la fa diventare a maggior ragione una scelta devastante. Non ho mai visto una donna fare questa scelta pensando «oggi è un giorno, domani un altro». C’è sempre un pensiero prima, una elaborazione durante, e anche dopo. Sono sempre scelte terribili».

Si pensa di solito che alla base ci siano questioni economiche...

«Certo, il problema di fare figli non esiste. Il problema è mantenerli, crescerli in un certo modo. Già fanno fatica i ragazzi ad affrontare la quotidianità, ancora di più le coppie vista la situazione di crisi, ed è normale che la preoccupazione di un figlio in arrivo sia un ragionamento non da poco nel pensiero di una possibile futura mamma».

Servirebbe una vicinanza maggiore a queste donne?

«Sì. Molto spesso sono abbandonate a loro stesse e nell’opinione corrente l’aborto si vede come una colpa. Non lo è, hanno bisogno di essere ascoltate, offrirgli la disponibilità senza avere il pregiudizio del giudizio. Non è giusto giudicare. Bisogna solo avere la pazienza di ascoltare. E lo penso soprattutto per una questione...».

Dica.

«Ormai c’è un utilizzo inappropriato della pillola del giorno dopo, di un farmaco che dovrebbe essere utilizzato per un percorso, ma che in realtà viene usato per un altro, tipo contraccettivo. Lo si fa diventare come la tachipirina».

Tendenzialmente quali donne la utilizzano di più?

«La fascia d’età è tra 20 e 30 anni, con le variabili del caso. Ma il problema non è l’incidenza che può avere, ma la motivazione che le porta ad assumere un prodotto che è stato messo in commercio per una questione di emergenza e che invece sta diventando quotidianità. E dal punto di vista clinico gli effetti non sono gli stessi di un contraccettivo».

Perché decidono di utilizzare questa pillola e non il contraccettivo?

«Perché è più comoda, mette in una condizione di libertà assoluta, nel senso: se capita, ce l’ho sotto mano. Viene anche meno il concetto di base della legge sull’interruzione di gravidanza che è quella di una maternità libera e responsabile. Ma, certo, da un punto di vista della tutela della salute, queste ragazze non si fanno un buon servizio».