Ferrara, 10 ottobre 2017 - «Orgogliosi delle forze dell’ordine, che garantiscono la sicurezza di tutti noi». I responsabili dei centri islamici della città plaudono all’operazione della polizia di Stato che ha portato alla cattura di Anis Hannachi (LE FOTO), 25 anni, fratello di Ahmed, il tunisino 29enne che il primo ottobre ha massacrato due ragazze alla stazione Saint Charles di Marsiglia. Il giovane, da almeno due giorni, aveva trovato rifugio nella nostra città. Un soggetto ritenuto «pericoloso» dagli inquirenti e che ora è stato assicurato alla giustizia. La lotta al terrore è sentita e incoraggiata anche dai fedeli islamici ferraresi, che si sono espressi con soddisfazione riguardo all’esito del blitz di sabato sera. Il primo a commentare l’operazione è Hassan Samid, recentemente nominato presidente del centro di cultura islamica di via Traversagno. «Siamo orgogliosi delle forze dell’ordine ferraresi che garantiscono anche la nostra sicurezza – osserva –. Un grazie e un plauso, a nome di tutto il direttivo del centro islamico, agli agenti che hanno fermato un delinquente pare legato all’omicidio di due donne a Marsiglia». Un risultato importante soprattutto perché «il diritto a vivere in sicurezza non ha religione e non è né di destra né di sinistra. Per quello che ci riguarda, in tema di criminalità siamo inflessibili».

L’arresto del presunto terrorista nella tranquilla Ferrara impone però una riflessione sulla questione sicurezza nella città estense. «Ho l’impressione – chiosa Samid – che la situazione stia rapidamente peggiorando. Considerate le sue dimensioni non certo metropolitane, basta poco per renderla ingestibile. E l’arrivo dell’esercito per esempio, credo sia un segnale forte, non un semplice spot elettorale come alcuni lo interpretano». Al momento, parola del questore Antonio Sbordone, non ci sono elementi per far pensare a una cellula jihadista con base a Ferrara. Un rassicurazione importante alla luce degli ultimi sviluppi investigativi riguardanti il caso del fratello del killer di Marsiglia. Dalla questura tranquillizzano anche sul fronte della possibile diffusione del seme della violenza tra i musulmani ferraresi. Anis, a quanto si apprende, durante il suo breve soggiorno in città, non avrebbe frequentato nessuno dei luoghi di preghiera ferraresi.

Nemmeno Waheed Akbar, responsabile del centro culturale islamico di via Oroboni e presidente della comunità pachistana di Ferrara, ci sta a descrivere Ferrara come una possibile culla emiliana del fanatismo. «Non ho mai pensato e non penserò mai che Ferrara possa diventare una città di terroristi – commenta –. Per quanto riguarda l’operazione di sabato posso dire che le nostre forze dell’ordine sono state grandi e hanno dimostrato tanto coraggio».