Longastrino (Ferrara), 6 settembre 2017 - Appare, scompare, riappare. Ma sono solo apparenze. Per ora. L’ombra di Igor il killer si diverte. Semina blitz, paure, sgomento, delusioni. Isterie. Manda in frantumi, grazie al suo mistero (ma esiste davvero? Certo, il dna non mente) l’idea di sicurezza. Non è opinione personale. È umore, vero, dei parenti delle vittime e di comunità che, per mesi, si sono sentite come a Kabul. Blitz, raid, altri vocaboli da guerra. In lungo e in largo per l’Italia ma con il cuore tra Molinella e Argenta. Il maxi dispositivo della zona rossa è stato ridotto da diverse settimane a poche pattuglie. Ma la caccia all’assassino di Davide Fabbri (il barista di Budrio) e di Valerio Verri (guardia volontaria di Portomaggiore), dopo cinque mesi di latitanza vede in campo altri protagonisti. Una nuova squadra è entrata in scena.

Il fulcro è a Riccardina di Budrio. I ‘militi’ sono gli amici del barista trucidato. Prima hanno raccolto quasi 70mila euro per la taglia e hanno retto l’urto della levata di scudi degli avvocati penalisti, che hanno stigmatizzato l’americanata. Poi hanno preteso di incontrare (e hanno incontrato) il governatore della Regione Stefano Bonacini. In serbo, ora, hanno in programma un faccia a a faccia con il ministro dell’Interno Marco Minniti. Poi, come in una catena di Sant’Antonio, oltre ai soldi per la taglia, hanno scoperto di avere fatto breccia nel cuore e negli interessi degli investigatori privati.

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«All’inizio – spiega Augusto Morena, coordinatore del gruppo di Riccardina – si sono avvicinati mettendosi a disposizione gratuitamente. Poi la cosa si è allargata». Oltre alle segnalazioni (e alle bufale) ora si aggiunge un altro livello: quello delle agenzie di sicurezza. «Si è creata una specie di catena di Sant’Antonio – così Morena –. Diverse agenzie, anche da altre città europee, si sono mosse». Si è costituita una sorta di rete europea di ‘sceriffi privati’ che raccoglie immagini, notizie, segnalazioni; separa il grano dal loglio. E soprattutto spera. I detective privati sperano di tornare a casa con lo scalpo di Igor il russo – uno dei tanti alias del serbo Norbert Feher – per fame di giustizia e per fama. Catturare l’imprendibile, dopo cinque mesi e la grande narrazione del bandito, significa entrare nelle pagine indimenticabili della cronaca.

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«La passione per il caso, la fame di giustizia per i parenti delle vittime – chiude Morena – hanno scatenato i cuori di tanti». E qualcosa di «buono» è già nei faldoni della procura di Bologna. «Sono due piste – non si sbottona Morena – che portano fuori dall’Italia. I nostri esperti le hanno giudicate interessanti». E la procura ha deciso di acquisirle. Ma neanche il nostro territorio dorme. Un blitz ha fatto tappa a Longastrino. Alle tre e mezzo della notte tra lunedì e martedì. Ai carabinieri arriva la segnalazione di furto in abitazione, a Longastrino. Bottino: 100 euro e l’auto. L’auto? Sul posto si dirige qualcosa in più della sola pattuglia. Ma nulla. Erano ‘solo’ ladri. Fuggiti a bordo di un’auto rubata. Messi in fuga dal cane della famiglia derubata. Ancora un non colpo di Igor.