Ferrara, 14 settembre 2017 - Iter burocratici versus sacro culto dei propri cari. Terremoto versus tempo che inesorabile scorre. A più di cinque anni dal sisma che ha colpito l’Emilia Romagna, ci si dimentica di un luogo ancora chiuso a causa dei danni: la Certosa di Ferrara. A ricordarcelo sono i discendenti di una famiglia ferrarese, che ormai dal 2012 non riescono a portare un fiore o dire una preghiera nella cappella dei loro avi. «La famiglia Taddei riposa da quasi due secoli, insieme al principe Borso I d’Este, in una cappella alla Certosa di Ferrara che si trova, entrando, sulla destra». Lo scrivono Domenico e Gian Luigi Taddei, custodi nella memoria dell’antica famiglia da cui provengono, in una lettera inviata al Carlino. La loro cappella di famiglia ancora non è visitabile perché nella zona rossa, inagibile.

«Da oltre cinque anni a causa del terremoto e iter burocratici asfissianti non ci è stato possibile portare un fiore e dire una preghiera sulla tomba del nostro babbo e degli altri parenti» raccontano i fratelli Taddei, legati ancora in maniera molto forte alla città dei loro cari, ma fisicamente lontani da Ferrara. Dopo innumerevoli contatti e telefonate, oltre a molteplici visite in città, chiedono informazioni sullo stato dei lavori in Certosa. «Dopo cinque anni è ancora tutto chiuso – sbottano i fratelli residenti a Firenze – che lavori stanno facendo? Dagli uffici, dove i tecnici sono sempre stati gentili, ci hanno detto qualche giorno fa che forse tra poco si aprirà, ma non è detto se ci si potrà andare. Insomma, torniamo spesso a Ferrara e non riusciamo mai a entrare al cimitero dove sono sepolti i nostri cari».

Il problema non riguarda solo la cappella della famiglia Taddei, ma un’area vasta di tombe. «Dopo l’ufficio tecnico della Certosa i lavori sono stati presi dall’ufficio tecnico del Comune – concludono i fratelli –, poi sono trascorsi lunghi tempi per l’arrivo dei finanziamenti, poi le gare d’appalto, l’inizio dei lavori, l’esecuzione degli stessi, con relativi collaudi per la messa in sicurezza della Certosa e poi? Ancora non siamo alla fine. Il risultato è che neppure quest’anno, a novembre, siamo certi di poter recitare una preghiera sulle tombe dei nostri cari».