Ferrara, 9 gennaio 2018 - «Lo spaccio si sposta dove c’è richiesta e da qualche tempo la richiesta arriva dal centro storico perché è lì che ci sono moltissimi giovani». Luisa Garofani è la direttrice del Sert e il rapporto giovani-droga lo conosce alla perfezione.

A che età si arriva al Sert?

«Anche a 15-16 anni. Abbiamo moltissimi ragazzi e spesso la quota che arriva è molto problematica».

Secondo lo studente di terza superiore, intervistato ieri dal Carlino, emerge che la sua generazione conosce gli effetti delle droghe. Non è così?

«I ragazzi sanno esattamente che cosa cercano ma non conoscono gli effetti a medio e lungo termine. Abbiamo avuto casi di minori, assuntori di cannabis, che ad un certo momento hanno avuto un crollo delle performance scolastiche. L’effetto della canna oggi è cambiato».

In che senso?

«Negli anni ’80 il principio attivo era 6-8%, oggi è stato modificato e arriva a 24-30%. Sfatiamo il mito della cannabis sostanza leggera; può essere molto pesante e pericolosa soprattutto per un’età che va dai 13 ai 17-18 anni».

Torniamo al centro storico: ma è davvero così facile trovare droga?

«Purtroppo pare proprio di sì e non si può non parlarne. Lo spaccio cambia a seconda dei mutamenti del territorio e troppo spesso questa sostanza finisce tra le mani di chi, rispetto al passato, non ha mai avuto le cosiddette istruzioni per l’uso».

Ovvero chi vende non sa cosa vende?

«Certo. Si vende eroina senza sapere che in mano si ha una bomba, manca la cosiddetta cultura che avevano gli spacciatori del passato dove conoscevano esattamente sostanza ed effetti. Oggi, purtroppo, non più».

E per questo la dose diventa sempre più pericolosa...

«Esattamente. Si aumentano principio attivo ed effetto e se questo viene meno, si aggiunge una sostanza chimica. L’obiettivo è quello di provare un’emozione forte in breve tempo e tornare poi come prima».

La scuola e i genitori cosa possono fare?

«Il vero problema è il non essere riusciti a mettere i nostri ragazzi davanti a un senso critico, compiacendoli di continuo, senza mai scuoterli e con una scuola che non ha una sua struttura. Ripeto: abbiamo ragazzi di 15-16 anni che si affacciano al Sert con già grossi problemi e che utilizzano le sostanza per sopperire alle mancanze ed estraniarsi dalla vita reale che non apprezzano».

La soluzione non c’è?

«Bisogna ripensare al modo di stare insieme, dalla stessa parte tra insegnanti e genitori. Tra loro si è rotto questo patto e non si fa più fronte comune. Bisogna aprire un dibattito più ampio anche dentro le scuole. E i ragazzini non vanno demonizzati, sarebbe molto peggio, ma allo stesso tempo serve fargli capire che ci sono delle regole e che vanno rispettate».

Lo spaccio avviene alla luce del sole. Non c’è più nemmeno la paura?

«La droga viene passata con facilità perché chi lo fa non avverte il rischio. Ma sono pochi i ragazzi che vogliono fare gli spacciatori di professione, bensì dietro c’è il loro bisogno momentaneo di essere autonomi dai genitori».