Ferrara, 22 maggio 2015 - «No, ad ora nessuno ci ha contattato. Sappiamo che ci sono protocolli ben precisi sull’accoglienza. Ma noi siamo a disposizione, se, nel nostro piccolo, possiamo essere utili». Osama Murshed, 39 anni, giordano che da anni vive nella città estense, è il rappresentante del Centro Culturale islamico di Ferrara, che ha sede in via Traversagno al civico 22. Lo abbiamo contattato per capire come anche la comunità islamica di Ferrara («in città – spiega – saremo 2mila musulmani, soprattutto pachistani») si pone di fronte all’ondata umana che sta interessando anche la nostra città.

«Chiaramente noi non abbiamo strutture di accoglienza, né personale preparato e formato per accogliere i profughi – spiega Murshed – e so che c’è un protocollo ben preciso. Anche per la lingua, considerando che si tratta di persone di diverse etnie, possiamo essere utili fino a un certo punto. Ma non vogliamo tirarci indietro». Ferrara sta facendo tanto, riconosce il rappresentate del Centro.

«Noi siamo pronti ad aiutare, per quello che possiamo, qualsiasi persona, cristiana o musulmana che sia – spiega Murshed – l’umana carità rientra proprio nel nostro statuto. Certo, servirebbero dei mediatori culturali, che noi non abbiamo. Ma siamo un’organizzazione che fa volontariato e questa è un’emergenza umanitaria. Noi ci siamo, siamo pronti a metterci in campo. Ferrara è la nostra città. Se il comune ci chiedesse un aiuto non ci tireremo indietro. Non possiamo offrire supporto economico e ospitare queste persone, ma le porte del nostro centro sono aperte per pregare e per condividere momenti di vita insieme».

Murshed ricorda che i soci del Centro di via Traversagno sono solo un centinaio: lo frequentano soprattutto il venerdì, che è giornata di preghiera. «Riuniamo persone di diverse entie: il nostro spazio è frequenato da arabi e non arabi, da albanesi, da qualche senegalese. Molti sono i pachistani».