Ferrara, 25 luglio 2017 - «A settembre posso fare il Fantacalcio?». E poi: «Voglio essere sottoposto alla macchina della verità così dimostrerò la mia innocenza». Parla ancora, Eder Guidarelli. Lo fa a lungo davanti al giudice Massimiliano Botti, oltre un’ora dal carcere di Imperia dove è rinchiuso dal 3 luglio con l’accusa di omicidio premeditato e aggravato dell’ex amico Marcello Cenci. «Giudice – dice con una calma disarmante –, dopo aver chiacchierato con lui quella notte, ci siamo lasciati un po’ tristi e un po’ felici».

VECCHI FANTASMI. Scampoli di lucida follia, mista a dettagli chiari, precisi, devastanti del suo viaggio solitario, a bordo della Grande Punto presa alla sorella, da Pontelagoscuro a Valencia per arrivare al suo obiettivo: farla pagare per sempre a quello che un tempo era suo amico. Ma, nella sua testa, divenuto rivale in amore. «Ha negato ogni addebito – spiegano gli avvocati Eugenio Gallerani e Giacomo Forlani – fornendo una ricostruzione surreale. L’impressione comune è stata che in quei tragici giorni siano riemersi in Eder i fantasmi del passato». Dall’Italia alla Spagna, in tasca un piano calcolato al dettaglio e tante tracce lasciate dietro di sè. A partire da Ferrara dove aveva acquistato casco, sacca e paracollo da moto con un teschio giallo appiccicato. Seconda tappa Modena per altre spese: camicia e pantaloni, la prima ritrovata sull’auto con il sangue di Cenci. Infine Valencia, dove alle 17 del 2 luglio aveva affittato uno scooter per cercare l’abitazione della sua preda. Nel palazzo al civico 16 di via Joan Baptiste Llovera, l’italo brasiliano si era presentato una prima volta senza trovare Cenci. «Così sono andato a fare il bagno e a cena. In serata sono ritornato». E aveva bussato nuovamente allo stesso interno 9, dopo aver trovato una scusa con un vicino per farsi aprire l’ingresso condominiale. Ma di Cenci ancora nessuna traccia. Dopo aver ripreso lo scooter, si era diretto in discoteca. Due salti, quattro chiacchiere con un’italiana, un paio di drink e via per il terzo tentativo, rimanendo nascosto nell’androne del palazzo con il casco sulla testa.

«HOLA MARCI». Poco dopo mezzanotte, eccolo Cenci. «Hola Marci, sono Eder. Non aver paura, ora mi tolgo il casco». Stando alla sua ‘verità’ riferita al giudice, i due avrebbero parlato a lungo, si sarebbero chiariti. «Marcello mi doveva fare vedere Valencia e mi aveva dato appuntamento il giorno successivo. Quando ci siamo salutati quella notte, eravamo un po’ tristi e un po’ felici». Il cadavere di Marcello Cenci verrà trovato alle 4.20 strangolato, a quell’ora Guidarelli era in giro per Valencia. «Ho dormito in auto, la mattina all’appuntamento Marci non c’era». Alle 10,47 del 3 la carta di credito di Guidarelli viene strisciata nel negozio di affitta scooter. «Se fossi arrivato a Valencia il giorno dopo, non sarei nemmeno stato sospettato». Poi quella frase choccante, fuori dall’interrogatorio, uscita da una mente che presto verrà sottoposta a perizia psichiatrica: «A settembre posso fare il Fantacalcio?».

FALSO PROFILO. Dalle indagini, intanto, emerge un altro particolare agghiacciante: su facebook Guidarelli si era creato un falso profilo di donna per poter studiare il comportamento del suo vecchio compagno di calcetto.