Ferrara, 6 novembre 2017 - C'è un luogo in cui Norbert Feher, il pluriomicida serbo ricercato da sette mesi, avrebbe potuto trovare rifugio. E c’è una persona, una donna, che avrebbe potuto dargli ospitalità. I condizionali sono tanti e d’obbligo, in una vicenda che ha più lati oscuri che punti di luce.

L’ipotesi di un possibile coinvolgimento di questa persona trapela dalle pagine dell’opposizione all’archiviazione dell’esposto di Francesca ed Emanuele Verri, figli di Valerio, guardia ecologica freddata da Feher, alias Igor Vaclavic, a Trava di Portomaggiore. Questa persona ha un nome e un cognome: Agata Farkasova, professione badante. Un nome che, a dirla tutta, era già balzato agli onori delle cronache l’autunno scorso, durante il processo per l’omicidio di Pier Luigi Tartari, il pensionato assassinato ad Aguscello nel settembre del 2015.

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Agata Farkasova, o meglio zia Agata, faceva parte di quella ‘corte dei miracoli’ che ruotava intorno alla banda di Ivan Pajdek, il croato già condannato per la morte di Tartari e per le rapine violente dell’estate del 2015. La donna, oltre a essere la zia di Patrick Ruszo, uno dei membri del commando, è stata anche la compagna di Pajdek. Conosceva quindi molto bene Igor, avendo il latitante militato a lungo nella cosiddetta ‘banda Pajdek’.

Ma non è solo questo. Come spiega nel documento il legale dei Verri, l’avvocato Fabio Anselmo, l’abitazione nella quale zia Agata lavorava come badante si trovava "nei pressi di una rotatoria stradale di Molinella, via Provinciale Superiore". La casa dista "dall’esercizio pubblico di Riccardina di Budrio (dove il primo aprile è stato ucciso Davide Fabbri, ndr) circa 13 chilometri, mentre dista 5 chilometri dal luogo dove era stato abbandonato il Fiorino utilizzato da Igor per darsi alla fuga dopo la commissione dell’omicidio della guardia volontaria Valerio Verri".

Farkasova era inoltre stata ascoltata a lungo come testimone durante il processo per l’omicidio Tartari, in quanto persona vicina ai membri della ‘banda Pajdek’. Il suo comportamento processuale, lo ricordiamo, non fu dei più cristallini. In udienza infatti, zia Agata ha capovolto completamente la versione dei fatti raccontata alla polizia di Stato nei giorni successivi al delitto del pensionato di Aguscello.

Secondo Anselmo quindi, quella che portava ad Agata avrebbe potuto essere una "valida pista investigativa. Si sarebbe potuto controllare la presenza di Igor in quel posto, come è probabile che sia avvenuto, considerando che rimase ferito durante la rapina del primo aprile e necessitasse cure".

Possibile che Agata non sia mai stata cercata? La ricostruzione del legale sembrerebbe però essere smentita dagli atti di indagine della procura di Bologna. Stando a quanto trapela infatti, ogni contatto tra i possibili complici o ipotetici amici del killer si sarebbe interrotto alcune settimane prima dei delitti. Gli inquirenti infatti, avrebbero monitorato tutte le persone che un tempo gli gravitavano intorno, non rilevando però alcun tipo di comunicazione tra questi e il super ricercato.