Ferrara, 16 dicembre 2017 - Non gioisce alla notizia dell’arresto di Norbert Feher. «Ho perso un padre – dice – e oggi quel killer ha ammazzato altre tre persone. Cosa c’è da gioire?». Emanuele Verri, figlio della guardia ambientale volontaria uccisa l’8 aprile nel Mezzano, non è il tipo che le manda a dire. Tutt’altro. Lui e la sorella Francesca, da quel maledetto sabato pomeriggio, stanno aspettando la verità sul perché è stata distrutta la loro famiglia (FOTO e VIDEO).
Emanuele, ora però Feher è stato finalmente catturato...
«Un passo importante è stato fatto, certo. Ma quello che è successo oggi non doveva mai accadere. L’avevamo in mano già da tempo (il riferimento è all’8 aprile quando due militari in borghese lo avevano a tiro, ndr), ma ce lo siamo lasciati sfuggire ancora una volta. E gli abbiamo lasciato la possibilità di scorrazzare libero e di uccidere ancora».
Possiamo dire che almeno vi sentite un po’ più sollevati?
«Possiamo dire che era una cosa che doveva essere fatta prima. Dall’omicidio di nostro padre, sono trascorsi otto mesi e questa persona ha avuto la possibilità di ammazzare altri tre innocenti. Questi poveretti l’altra sera se lo sono trovati di fronte e sono stati uccisi come nostro padre. So esattamente cosa stanno provando adesso le loro famiglie e mi dispiace moltissimo».
Chi gli ha dato la notizia dell’arresto?
«La prima è stata mia sorella, via messaggio. Poi sono venuti a casa i carabinieri per darmi l’ufficialità e per manifestare la loro vicinanza e solidarietà. Io e la mia famiglia abbiamo sempre creduto nel lavoro delle forze dell’ordine, fin dal primo giorno. Questo sia chiaro. E li ringraziamo per quello che hanno fatto e che faranno ancora. Ma forse in Spagna c’è qualcosa a livello istituzionale che funziona meglio? O hanno un altro modo di lavorare?».
Sua madre come ha reagito all’arresto del latitante?
«Ha rivissuto tutto l’incubo dall’inizio, come se fosse oggi quel maledetto giorno della morte di papà. Ma la cattura di questa persona è solamente l’inizio...».
A cosa si riferisce?
«Quello che voglio dire è che andremo avanti fino a quando non sarà fatta giustizia fino in fondo».
A febbraio è fissata l’udienza dove verrà discussa l’opposizione all’archiviazione dell’esposto che avete presentato sulle presunte mancanze nelle indagini. Che cosa vi aspettate?
«Di conoscere una volta per tutte l’esatta dinamica di quel pomeriggio. La zona rossa era già stata dichiarata inagibile e aspettiamo che qualcuno ci dia spiegazioni sul perché non è stata interdetta alle guardie volontarie, come lo era mio padre, disarmate e inesperte in determinate situazioni. Papà non doveva trovarsi in quel luogo. Punto. Qualcuno ha sbagliato nel fare il proprio mestiere e ora dovrà assumersi le proprie responsabilità».

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