Ferrara, 18 dicembre 2017 – Il Mezzano tira un sospiro di sollievo. E la psicosi per la presunta presenza in zona di Norbert Feher, dopo essersi stemperata, si assopisce definitivamente con il termine della caccia all’uomo.

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Psicosi che, soprattutto nei primi mesi da dopo gli omicidi di Riccardina di Budrio e del Mezzano, aveva scosso quella zona naturalistica di casolari isolati, lunghe distese piane e acquitrini che è il parco Delta del Po e dintorni. «Siamo sollevati dalla notizia della sua cattura – conferma Elisa Emiliani, titolare del bar-ristorante l’Oasi a Campotto –. Dopo l’omicidio di Valerio Verri, qui sembrava avessero istituito un coprifuoco non ufficiale. Dalle cinque di pomeriggio le persone sparivano».

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Le serate primaverili ed estive, in cui i paesani erano soliti invece trascorrere del tempo passeggiando sugli argini o cenare nelle trattorie e agriturismi di questa zona, avevano infatti registrato un netto calo di presenze.

«Siamo rammaricati dal fatto che non sia stato arrestato qui in Italia – continua Elisa Emiliani –. Ora la cosa importante è che, anche se in Spagna, sconti tutta la pena che si merita».

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Sollievo quindi anche per i coniugi titolari dell’agriturismo Vallesanta, Giada Ferroni e Silvio Foresti, i quali affermano: «Le voci discordanti su dove si trovasse Igor non permettevano sino a questo momento di essere pienamente tranquilli. Il nostro ristorante e l’affitto di stanze avevano subìto una depressione. Ma ciò che più saltava all’occhio in quel periodo era la quasi totale assenza di fotografi e appassionati di birdwatching, che invece prima degli omicidi solevano trascorrere del tempo qui».

Un'altra immagine di Igor, stavolta dal suo profilo Instagram

Il rilancio turistico passa anche da una ricorrenza casuale: «Il fatto che Norbert Feher avesse ucciso in aprile è stata una pessima pubblicità per i pranzi pasquali. Ora, è stato catturato a ridosso di Natale e speriamo che questo possa incentivare le persone a rivalutare il Mezzano», chiudono poi i coniugi, amici di Francesca Verri, figlia del volontario di Legambiente freddato l’8 aprile, e perciò ancora più vicini ai risvolti della vicenda. Ma se la maggior parte degli abitanti del Mezzano accoglie la notizia con il sorriso e con ritrovata serenità, c’è chi ancora scruta la campagna diffidente, come se quell’ombra assassina non si fosse ancora davvero estinta dalla ‘fu zona rossa’.

Infine, c’è anche chi, come la comunità di Ospital Monacale, guarda all’arresto di Feher con indifferenza. «Siamo felici che lo abbiano finalmente arrestato, – chiudono – ma con il passare del tempo eravamo certi non fosse più qui e la vita era già tornata ad essere quella di tutti i giorni».