Ferrara, 3 novembre 2017 - «Colonnello, ma è sicuro di ciò che dice?». Inizia così la lettera di Francesca e Emanuele Verri, i figli di Valerio, guardia volontaria uccisa l’8 aprile nel Mezzano da Norbert Feher, in replica alla nota stampa diffusa dal Comando provinciale dell’Arma ieri sera, dopo le notizie sulle accuse del mancato scambio di informazioni nelle indagini. Nota stampa che «abbiamo letto – scrivono rivolgendosi al colonnello Andrea Desideri, comandante provinciale – così come soprattutto abbiamo letto tutti gli atti del fascicolo di indagini aperto su nostra denuncia. Abbiamo letto tutta la rassegna stampa dei giorni 30 marzo - 10 aprile. Lei non sa quanto ci sia costato guardare quel fascicolo, vedere la foto del corpo senza vita di nostro padre. La teniamo qui, colonnello».

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LA NOTA. Un passo indietro. L’Arma, con un comunicato arrivato alle 19.25 di ieri, spiegava che «le attività condotte per la ricerca del latitante Norbert Feher sono state costantemente condivise nelle previste sedi istituzionali con le autorità locali di pubblica sicurezza (Prefetto e Questore), che hanno ricevuto informazioni e aggiornamenti, in un quadro di assoluta correttezza istituzionale e reciprocità informativa, nel rispetto della legge». Al centro di tutto c’è un’informativa inviata l’8 giugno dalla Questura alla Procura in la Polizia diceva di essere stata informata dall’Arma del collegamento tra i delitti e il killer Norbert Feher (alias Igor Vaclavic) solo il 10 aprile (due giorni dopo l’omicidio Verri) con un telex. «Sin dai fatti riguardanti la rapina alla guardia giurata a Consandolo, avvenuta il 30 marzo – continua la nota dell’Arma – gli organi investigativi del Comando provinciale di Ferrara hanno avviato tempestive attività di indagine puntualmente riferite alla Procura, per poi proseguire nelle giornate successive, d’intesa con i colleghi del Comando provinciale di Bologna, a seguito dell’omicidio di Budrio, secondo le direttive impartite dall’Autorità giudiziaria». Elementi sulla possibile presenza di Feher-Vaclavic nelle valli del Mezzano «si sono acquisiti solo dopo i fatti delittuosi del tragico 8 aprile 2017». Fino ad allora, «nessun dato investigativo – assicura l’Arma – faceva presagire la sua responsabilità penale per gli episodi delittuosi del 30 marzo e del primo aprile, né la sua presenza nella zona».

LA LETTERA. Ora la risposta di Francesca e Emanuele. «Continuiamo a leggere la sua nota: ma è sicuro di ciò che dice? Non crede sia meglio invece tacere e magari chiedere scusa? O chiedere scusa non è contemplato per un colonnello dei carabinieri». Poi la conclusione: «Se lei non intende chiedere scusa, lo facciamo noi per lei. Chiediamo scusa a tutti i bravissimi carabinieri che lavorano sotto di lei ai quali va comunque la nostra riconoscenza, il nostro rispetto e il nostro affetto. Chiediamo scusa per la situazione in cui ora si trovano e non certo per colpa nostra o di nostro padre. Non è d’accordo?».