Ferrara, 14 febbraio 2018 - Informare prefetto e questore, organi deputati alla tutela della sicurezza e dell’ordine pubblico, sulle indagini svolte per catturare l’ex latitante Norbert Feher (FOTO), avrebbe voluto dire violare le disposizioni del codice di procedura penale in materia di segreto istruttorio. Nessuna sottovalutazione, dunque, o mancata informazioni da parte dell’Arma dei carabinieri, nei giorni precedenti l’assassinio di Valerio Verri (l’8 aprile a Trava). Un ragionamento ribadito ieri davanti al gip Carlo Negri dalla procura che, con il pm Stefano Longhi (come già il collega Alberto Savino), ha chiesto di archiviare l’esposto presentato dai figli della guardia ecologica uccisa da Igor/Norbert nel Mezzano. «Una morte che si doveva evitare – contesta l’avvocato Fabio Anselmo al termine dell’udienza – e negli atti ci sono prove inconfutabili della presenza di Igor nella zona rossa, chiusa però solo dopo l’uccisione di Verri».

Le domande che Francesca ed Emanuele Verri mettono sul tavolo sono tante e attendono risposte. Se si sapeva che da quelle parti si aggirava l’uomo ricercato per aver ucciso il barista di Riccardina di Budrio (Davide Fabbri l’1 aprile), perché Valerio Verri, volontario disarmato, era di pattuglia nel Mezzano sette giorni più tardi? Altro punto chiave dell’esposto e dell’opposizione riguarda lo scambio di informazioni tra carabinieri, polizia e prefettura. Il sospetto dei familiari della vittima è che non ci sia stato un adeguato livello di comunicazione da parte dei primi. Non per la procura, forte di sentenze della Corte di Cassazione, e di argomentazioni sulle funzioni differenti di polizia di sicurezza, amministrativa e giudiziaria. E la trasmissione di eventuali informazioni di indagini di polizia giudiziaria, «e non di polizia di sicurezza», non erano dovute a questore, prefetto o ad altre autorità con il compito di ordine e sicurezza pubblica.

Neppure il 31 marzo, nella riunione in Prefettura del Comitato dopo la rapina di Consandolo, il comandante provinciale dell’Arma Andrea Desideri era tenuto a fornire comunicazioni sull’eventuale caccia a Igor, forte della legge. Sospendere la vigilanza delle guardie volontarie nella zona rossa prima dell’8, ancora secondo il pm, non poteva essere considerato un atto dovuto per ragioni di sicurezza pubblica, trattandosi di una decisione in alcun modo rientrante nei provvedimenti di polizia di sicurezza, ovvero di quelli adottabili a tutela degli interessi essenziali al mantenimento di una ordinata convivenza civile. Per tutto questo nessuna omissione sarebbe stata commessa. Ben diverso il ragionamento della famiglia Verri: «La legge deve essere uguale per tutti – chiude Anselmo – e le garanzie di Valerio sono state violate. Questa indagine deve proseguire e trovare le responsabilità che sono palesi». Il gip si è riservato.

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