Ferrara, 11 giugno 2017 - La piccola è a disposizione dell’autorità giudiziaria. Giovedì è prevista l’autopsia. Il dilemma è enorme. Dal grembo di sua madre è uscita morta o aveva fatto in tempo a schiudere gli occhi? I suoi polmoni hanno respirato almeno una volta? Il dubbio è enorme. Dal punto di vista processuale ma soprattutto umano. Al di là, se possibile, degli schieramenti etici, ci si chiede se avrà almeno l’affetto di un funerale.

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Per avvicinarci al tema abbiamo fatto appello alla memoria. La strada ci ha portati al settembre 2011. Quando una bimba appena nata fu trovata morta, semi carbonizzata, nell’area golenale del Reno tra Gallo e Bancareno. «Ci volle quasi un anno – ricorda don Stefano Zanghirini – per celebrare il funerale. La piccola salma era rimasta a disposizione dell’autorità giudiziaria per le indagini».

Il prete ricorda tutto, con commozione. «Eravamo terremotati – dice – e la funzione si svolse sotto a un tendone. C’era molta gente. Si era tutti commossi». Il paese si era raccolto attorno alla piccola. Tanto che si decise di darle un nome, di fantasia: Angela. «Come un angelo – così don Stefano – caduto dal cielo tra tutti noi». Qualcuno portò un fiore. Un altro costruì la lapide. Altri, i carabinieri, condussero le indagini con il cuore gonfio. La piccola Angela era diventata una ragione di lotta. Un po’ per tutti.

La storia di Angela finì nella Spoon River dei casi irrisolti. Un lutto senza cognome. Un delitto senza colpevoli. Ma almeno ebbe gli onori di un piccolo funerale. Lo stesso che si inizia a chiedere per la figlia della 40enne di Migliarino. «Mi auguro solo – chiude il prete – che quel corpicino non venga buttato via come un rifiuto ospedaliero. Lì c’è stata una vita».