Cento (Ferrara), 11 novembre 2017 - Era atteso allo stadio ‘Bulgarelli’ giovedì sera, per la normale seduta di allenamento, Simone Sinico. Ma il ragazzo non è mai arrivato. È stato in quel momento che lo staff societario, tecnico e i giocatori della Centese 1913 hanno appreso la drammatica notizia: Simone era morto. Per motivi ancora inspiegabili, non si è più svegliato dal letto dell’appartamento di San Pietro in Casale in cui viveva. Il colpo è stato durissimo per la famiglia, la società e per gli amici che il giovane calciatore di soli 20 anni aveva nel Centese. Un dolore difficile da superare. Sinico, esterno di difesa, era arrivato alla Centese da poco più di mese, dopo le esperienze maturate a Bra, Derthona e nell’ultima stagione nella compagine molisana del Macchia d’Isernia, con la cui maglia aveva vinto anche il campionato di Eccellenza.

Che fosse un giocatore di valore lo si era visto sin dalle giovanili, visti i suoi trascorsi negli Allievi nazionali della Ternana e nella formazione Juniores del Real Rieti. A spingere questo ragazzo, originario di San Giuseppe Vesuviano, nella città del Guercino per continuare la sua carriera sportiva è stata senz’altro la necessità di spostarsi nel comune bolognese, nonché il blasone che accompagna la storia dei biancazzurri che avevano puntato tantissimo su di lui, anche in chiave futura.

«In noi resta un profondo dolore – dice un affranto Alberto ‘Tino’ Fava, vicepresidente della Centese 1913 –. Era un ragazzo d’oro, sempre corretto. Aveva già disputato alcune partite con noi e si è visto sin da subito che aveva numeri per poter giocare anche a livelli più alti. Puntavamo tanto su di lui, per la sua giovane età e per le sue qualità che ci avrebbero dato sicuramente un mano nel raggiungere gli obiettivi che ci siamo posti. Ma aldilà del giocatore,

. E, in questo momento, non possiamo che essere vicini alla sua famiglia in questo momento difficile». E ciò che rende ancor più difficile digerire la scomparsa di un ragazzo di soli 20 anni è il fatto che fosse sano come un pesce, senza un vizio, con tutti gli esami a livello medico-sportivo perfetti. «Domenica giocheremo con il lutto al braccio – preannuncia Fava –, sospenderemo tutti i festeggiamenti che avevamo in serbo (con gli ex giocatori della Centese degli anni 1982-83, che centrarono la storica promozione in serie C2) e chiederemo alla Federazione se è possibile fare osservare un minuto di raccoglimento su tutti i campi dilettantistici. Per noi, sarà una domenica tutta dedicata al lutto per questa giovane vita che si è spenta».