Ferrara, 17 giugno 2017 - Dalle infermiere ai migranti; per il cosiddetto ex Lazzaretto di via Carlo Mayr, l’immobile di proprietà dell’azienda ospedaliera, l’ipotesi è di conversione in una struttura di accoglienza per i nuovi profughi che, inevitabilmente, arriveranno in città. La Prefettura, impegnata in una frenetica ricognizione delle strutture potenzialmente utilizzabili, ha già avviato un’interlocuzione con l’azienda sanitaria, per valutare tempi e modi dell’acquisizione dello stabile. Non vastissimo (potrebbe ospitare, stando ai si dice, una quarantina di migranti), ma quanto meno riattabile in tempi sufficientemente rapidi.

Al momento, dopo l’invio, deciso dal prefetto Michele Tortora, di 12 migranti a Cento, per la città c’è un’effimera pausa: «Non credo che saremo graziati molto a lungo», riflette tuttavia la presidente dell’Asp Angela Alvisi. E in ogni caso, con alcune unità immobiliari acquisite dai privati proprio dall’Azienda Servizi alla Persona, per qualche giorno ancora la situazione appare, in teoria, gestibile. Ma non è un mistero la volontà della Prefettura di disporre di una sede più capiente, di quel secondo Hub provinciale che ricalchi il modello di Pontelagoscuro; il bando lanciato dall’Asp è andato deserto, a questo punto è lo staff del prefetto Tortora a cercare una soluzione. Oltre all’ex Lazzaretto, ci sono altri stabili di proprietà delle aziende sanitarie, in teoria potenzialmente utilizzabili come centri di accoglienza. Se via Carlo Mayr piace anche per la vicinanza con la sede della Caritas (dove si trova l’ambulatorio per le prime visite ai migranti), e con il centro di accoglienza gestito dall’Associazione Viale K, pur non destinato ai profughi, ci sono altre ipotesi. Basti pensare all’ex ospedale San Giorgio di via Boschetto: una palazzina molto grande, recintata e circondata da un parco. Utilizzata solo parzialmente dall’azienda ospedaliera e dall’Azienda Usl, come sede di archivi.

L’immobile, dismesso dal 2004, in pratica dall’epoca figura inserito nel cosiddetto ‘piano di valorizzazione’: in pratica, doveva essere venduto, per destinare i proventi alla costruzione dell’ospedale di Cona e alla ristrutturazione del Sant’Anna. In pratica, è vuoto, e abbandonato a se stesso. A proposito di spazi vuoti, c’è chi come il segretario provinciale della Cisl Paolo Baiamonte (che ora lancia un appello a Prefetto e sindaci per impiegare i profughi in lavori socialmente utili), evidenzia da tempo la possibilità di accogliere i migranti nell’area dell’ex Sant’Anna. Due le soluzioni, l’ex padiglione delle Malattie Infettive, o addiritttura lo stabile delle ex Nuove Cliniche. Aspettando ottobre, quando si libererà l’ex Casa del Pellegrino, oggi sede dell’ospedale di Riabilitazione. A quel punto, il problema dell’Hub per i profughi, a detta di molti, sarà risolto automaticamente.