Ferrara, 14 marzo 2017 – «Non c’è un no scritto, un divieto irrevocabile: semmai l’auspicio e la convinzione che gli esercenti di via Mazzini trovino un’idea più originale, più creativa, soprattutto più rispettosa di un centro storico patrimonio dell’Unesco».

Keoma Ambrogio, architetto e referente per Ferrara della Soprintendenza per i Beni Culturali, sugli ombrelli di via Mazzini negati si mostra, garbatamente, irrevocabile.

E sui possibili margini per concedere un permesso, aggiunge: «Se parliamo di permessi, ricordo che l’unico atto è l’autorizzazione concessa due anni fa, per due mesi poi diventati cinque o sei; nel 2016, come di recente i cuori lungo via Carlo Mayr, sono stati installati in modo irregolare, senza chiedere nulla. Ora ci è stato chiesto un parere: abbiamo detto che forse era il caso di cambiare, perché le iniziative di carattere commerciale, quando si svolgono in una zona tanto sensibile come il centro storico, devono avere una valenza culturale e artistica maggiore».

Di parere contrario Ascom: «L’iniziativa va fatta, non può essere cancellata per un cavillo burocratico».

Il presidente Giulio Felloni e il direttore generale Davide Urban rivelano di aver «ricevuto molte sollecitazioni, tutte giuste: quell’iniziativa è tutt’altro che banale. Ha riscosso un enorme successo popolare, le immagini pubblicate e condivise su Facebook e Instagram hanno garantito, a costo zero, una grande visibilità a Ferrara. Perché dunque non si dovrebbe più fare? Per trasformare la città nell’appendice di un museo?».

Di qui l’appello al Comune: «L’amministrazione deve imporsi sulla Soprintendenza, perchè di questo passo ora si cancellano gli ombrelli di via Mazzini e i cuori di via Carlo Mayr, poi magari ci sentiremo dire che non vanno bene i prodotti esposti nelle vetrine!».