Ferrara, 27 agosto 2016 - "Ho sentito gli spari e sono corsa verso mio marito. Poi un gran dolore. Non respiravo più". Il viso è provato ma la voce è di roccia. La mente è lucida e ripercorre l’orrore di quella domenica mattina in cui tre colpi di pistola le hanno strappato dalle braccia il marito, Roberto Tosi Savonuzzi, 73 anni, e l’hanno scaraventata in una terribile partita a scacchi con la morte, dalla quale è uscita vincitrice solo dopo quattro lunghissimi giorni.

Raffaella Pareschi, 72 anni, è arrivata fin sull’orlo dell’abisso, ma è riuscita a tornare indietro. E ora, a un mese esatto dalla mattanza, si sta riprendendo. E parla. "Sto meglio – racconta dal suo letto all’ospedale di Cona –. Mi sto rimettendo in forze. Ma ci vorrà ancora un po’". Dopo quasi un mese in rianimazione, tra il Maggiore di Bologna e il Sant’Anna, Raffaella è stata trasferita nel reparto di pneumologia, dove porterà avanti la convalescenza fino a quando non verrà dimessa. Dopo dovrà affrontare un periodo di riabilitazione in un’altra struttura. Circondata dall’affetto dei parenti, che non l’hanno lasciata un secondo in queste drammatiche settimane, racconta quello che ricorda di quanto accaduto nel giardino del casolare di via Ravenna, a Fossanova San Marco.

La voce è sicura e balza da un dettaglio all’altro. "È venuto Vittorio (Chiccoli, il vicino di casa, ndr) con la cagnolina Luna e Simone Bertocchi (reo confesso del delitto, ndr) – spiega –. Mi ha detto che doveva dare un’occhiata per fare dei lavori". La tristemente nota infiltrazione sul balcone. Raffaella dice di conoscere Bertocchi "solo di vista".

L’omicida va in giardino con Tosi Savonuzzi: il preambolo della tragedia. "Ad un tratto ho sentito sparare – prosegue la 72enne –. Sono subito corsa verso mio marito". Ma nella canna della 6.35 impugnata da Bertocchi c’era un colpo anche per lei. "Ho sentito un dolore fortissimo – aggiunge –. Non riuscivo a respirare e vedevo Roberto steso a terra". Da questo punto in poi i ricordi si impastano col dolore. "Sono arrivati i soccorsi, io cercavo di tirarmi su – dice Raffaella –. Saranno passati venti minuti, forse ho perso i sensi. Ma a un certo punto ho sentito un soccorritore dire ‘lo perdiamo’. E lì ho capito che non avrei più rivisto Roberto".

Su questo passaggio la voce si incrina e gli occhi si fanno lucidi. Ma è un istante. La forza d’animo ricaccia la sofferenza nelle retrovie. A spezzare la tensione del momento è l’ingresso di un’inserviente. "Ha finito?" domanda indicando i piatti del pranzo su un tavolino davanti al letto. "Sì, grazie". Gli occhi sorridono per un attimo, prima di tornare a Fossanova. "Si parla di una lite – puntualizza –. Ma io non li ho sentiti litigare". Nei meandri dell’indagine, Raffaella non si vuole inoltrare. Sui rapporti tra Bertocchi e suo marito è categorica: "C’è un’inchiesta in corso. Se ne occuperanno gli inquirenti".