Ferrara, 5 agosto 2017 – Tre colpi per sterminare un’intera famiglia. Uno al figlio, uno alla moglie, uno contro se stesso. Galeazzo Bartolucci l’ultima scena della sua collezione inestimabile di film, invidiata anche da Dario Argento, l’ha voluta girare da sè. Nel modo più straziante possibile e che nessuno riuscirà più a dimenticare. Fine di un amato antiquario, quello che vedevi fumare la pipa davanti al suo studiolo di piazzetta Bartolucci, chiusa dallo storico palazzo di famiglia dove riposò pure Napoleone.

Tragedia all'alba: uccide moglie e figlio e poi si spara

«L’ultima volta? Ieri mattina (giovedì, ndr), sono passato in negozio perché avevo trovato una collezione di monete al mare che a lui sarebbe sicuramente interessata. Mi ha detto: sì, sì, sì portamela. Poi ci siamo salutati». Si sposta gli occhiali dal naso Pirro Bartolucci. Da lui, ieri poco dopo le sei, è partito l’allarme per il fumo che fuoriusciva dal negozio di antiquariato del fratello Galeazzo. «Prima, per lo spavento, ho sbagliato chiamando il 118, poi ho fatto il 115 – attacca con un filo di voce – Vedevo le fiammelle che avevano intaccato la porta d’ingresso e da quel momento ho cominciato a telefonare a Galeazzo ma senza risposta. Alle 8, puntuale, apriva sempre il negozio».

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Pirro vive solo nell’appartamento di fronte a quella del fratello. «Questo era il nostro feudo, l’enclave Bartolucci; la nostra famiglia – spiega con grande orgoglio – abita qui da 200 anni. È un palazzo enorme, pieno di storia, sarebbe bello da raccontare. Ha avuto un ruolo non indifferente durante la Repubblica Cisalpina e sembra che Napoleone abbia dormito qui». Ma parte della struttura era finita all’asta e i Bartolucci non erano riusciti ad evitarlo. «Per mio fratello è stata una mazzata. Aveva qualcosa dentro che gli rodeva anche se cercava di superare ogni cosa con il sorriso. Non era un cattivo pagatore ma prima ci si è messo il terremoto che gli ha fatto chiudere il negozio, poi gli impegni che si era fatto. Sa, le banche non stanno mica ad aspettare ed Equitalia ogni 10’ scatta come un taxi».

Ma non era tanto il debito ad aver logorato giorno dopo giorno il pensionato di 77 anni, bensì il fatto di non essere riuscito a salvare il suo pezzetto di feudo. «Siamo nati tutti qui, intere generazioni. Su questa piazzetta ci giocavamo da bambini. Abbiamo cercato di aiutarlo in tutti i modi, senza riuscirci. Perché l’ha fatto?». Pirro sospira, alza gli occhi al cielo prima di riprendere. «Siamo come le antiche famiglie dell’800, quando c’erano dei debiti e non riuscivi a pagare... si sparavano. Non chiedevano aiuto, volevano farcela da soli con orgoglio. Galeazzo ha voluto uccidere anche moglie e figlio per non lasciare indietro nulla, non lasciare i suoi debiti a nessuno».

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L’antiquariato era tutta la sua vita. Aveva migliaia di pellicole, poster, monete antiche e collezioni intere di soldatini. «Una in particolare – riprende – della guerra di Abissinia con pezzi unici che andavano da 80 a 300 euro. Introvabili». Un oggetto antico era anche l’arma usata per uccidere e uccidersi. «Era di nostro padre», chiude commosso.

Accanto a lui c’è Maria Luisa, la sorella. Sguardo perso nel vuoto mentre davanti i vigili del fuoco stanno ultimando le operazioni di spegnimento dell’incendio. Grande discrezione, come l’intera famiglia Bartolucci. «Mio fratello – racconta commossa – era una persona che non è stata compresa. Aveva una delle attività storiche di Ferrara ma, vessato in tanti modi, alla fine non ce l’ha fatta. La sua vita erano i film, il collezionismo, casa e negozio». Alcuni giorni fa l’ultima chiacchierata. «Era tranquillissimo, ricordo che ci siamo lasciati con un sorriso. Nessuno di noi avrebbe mai pensato ad una fine così orribile»