Ferrara, 7 luglio 2017 - Da casa dei genitori di Eder Guidarelli, il 32enne arrestato per l’omicidio, a Valencia, dell’ex amico Marcello Cenci, trapela il dolore. Il dolore per quel Marcello cresciuto accanto al loro figlio. Cenci per loro è stato un bimbo, poi un ragazzo e infine un uomo ucciso in Spagna una sera d’estate, a 1.500 chilometri da casa da quella testa di capelli ricci cresciuta in seno alla loro famiglia. Il delitto di Valencia è anche una storia di famiglie che lega il carnefice alla vittima. Una storia che trapela a singhiozzo dalle autorità spagnole.

Eppure una storia che ridisegna l’orizzonte affettivo di due nuclei familiari amici da generazioni. Le stesse origini marchigiane, la stessa spinta verso il Nord industrializzato, lo stesso quartiere e un rapporto tra due ragazzi che si conoscono fin da bambini. E poi? E poi i dettagli di una storia di stalking che Eder mette in pratica, con chirurgica precisione, ai danni dell’amico per la pelle. Ai danni di quel Cenci cresciuto accanto a lui. E poi la pace, per la precisione sette mesi di pace grazie al provvedimento di allontanamento emesso dal tribunale di Ferrara.

Dai primi riscontri emerge che il presunto assassino fosse in attesa, poco prima della morte dell’amico, di una chiamata dal servizio di igiene mentale dell’Ausl di Ferrara. Poi emerge che un mese fa aveva raccolto da terra i cocci della sua relazione sentimentale andata in frantumi. Elementi del presente che si sommano a quelli che stanno emergendo dalle indagini sul prima. Già, perché c’è un prima da sondare. Eder aveva dato segni di difficoltà anche in precedenza? Aveva lasciato scritto da qualche parte il senso di quello che stava maturando dentro di lui? Dalle autorità italiane non trapela nulla. Gli avvocati di Guidarelli – Eugenio Gallerani e Giacomo Forlani – hanno per le mani la storia di un ragazzo in prigione, ad Imperia, sul quale grava un macigno.

«Al momento – così i legali – è come se non si rendesse conto della situazione in cui si trova. Quando l’ho visto – afferma Gallerani – ha chiesto come avrebbe dovuto fare con il lavoro». Il 32enne è in prigione, ad Imperia, in attesa che si sbrogli la matassa tra autorità spagnole e italiane per la gestione del caso. Un caso che i legali, al momento, hanno sotto la lente per frammenti. A partire dall’arrivo di Eder in Italia, dal Brasile. Da Bahia. È stato adottato e «quando è stato preso era in una situazione davvero complicata». Poi l’Italia, un’amicizia ai cento all’ora con l’amico per la pelle divenuto, con gli anni, una sorta di ossessione. Dalla casa di Guidarelli trapela nulla tranne il dolore, espresso senza parole, per un ragazzo che era come di casa. Il figlio di una famiglia amica fraterna da sempre. Prima che tutto finisse in frantumi.