Ferrara, 8 ottobre 2017 - Benedetto sia il digiuno, se servirà a sbloccare la legge sullo ‘ius soli’. Parola dell’arcivescovo Gian Carlo Perego, che in un’intervista all’Agi ha mostrato apprezzamento per l’iniziativa politica promossa, fra gli altri, dal ministro Graziano Delrio. «Il digiuno è sempre stato uno strumento di denuncia e libertà, un segno del valore della proposta che si vuole sostenere, un segnale importante di attenzione». Per mons. Perego «il mondo cattolico vede in questo provvedimento una buona soluzione. La legge in realtà, così come è stata formulata, più che uno ‘Ius soli’ è uno ‘Ius culturae’ e riguarda poche migliaia di persone: ragazzi che hanno terminato gli studi, che giocano con i nostri ragazzi, partecipano alla vita delle nostre citta’. I cui genitori lavorano qui da noi in modo regolare e sono integrati nelle nostre comunita’. Rinviare ancora questa legge significa non volere quella cittadinanza attiva dei migranti che è un tassello della democrazia. È questo l’aspetto più deludente». La legge, prosegue l’arcivescovo di Ferrara-Comacchio, «rappresenta solo un primo passo ma è importante come segnale della volontà di integrazione che l’Italia peraltro ha sempre testimoniato, fino ad ora. E il rinvio dello ius soli è una vittoria dei prepotenti sui piccoli, quei migranti che non hanno voce. Una vittoria dell’indecisione, dell’incapacita’ di guardare alla realtà: il diritto in questione non è un premio ma uno strumento fondamentale di integrazione».

Domani l’intervista completa sul Resto del Carlino